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ho pochi ricordi, ma netti, del mio esame di maturità.
il tema su "i fiumi" di ungaretti, che erano quattro.
la seconda prova, che consisteva nel disegnare per tre giorni di fila una composizione al centro dell'aula a base di pianta, bottiglia di plastica e bottiglia di vetro, panneggio e gesso di un volto scorticato e cavarne una sorta di opera d'arte a proprio piacimento.
la terza prova, con domande di filosofia, storia dell'arte, letteratura inglese e matematica.
infine l'orale, l'8 luglio 1999, durante il quale il baratro in cui ero piombata in matematica negli ultimi due anni di scuola non ha comunque compromesso il 100/100 finale, conquistato con una tesina sulla fotografia stampata su cartoncino rosa salmone. una tesina sudata, quanto si può sudare a 19 anni un saggio di rosalind krauss infarcito di auree e benjaminiane riproducibilità più o meno tecniche di opere più o meno d'arte.
tra gli scritti e gli orali un intermezzo in cima al lago, fatto di una notte lunghissima nell'acqua nera come il petrolio e di una chitarra sulla spiaggia dai sassi ancora caldi per il sole del giorno, cornetti appena sfornati all'alba e una mattina che è iniziata solo al pomeriggio, con due amiche e tre amici di quasi sempre.
in questi giorni guardo i miei ragazzi che conosco dall'anno scorso e che saluterò tra poco.
mi sembra di sentire il bisogno di stropicciarmi le dita e accavallare le gambe, perdermi tra i vocabolari e i fogli protocollo timbrati, alzare la mano e allungare lo sguardo alla ricerca del volto amico di un prof, probabilmente dopo una notte senza sonno, riempita da mille suggestioni dei filmacci di muccino e compagnia bella, partite della nazionale date per perse, pianoforti sulle spalle. ma chi se l'è inventata sta cosa del pianoforte?
si avviano alla vita vera, forse, con quella voglia che solo uno studente alle prese con la maturità può avere.
e dopo una bella vacanza, si spera.
auguro loro che l'università diventi un serbatoio di amicizie italiane, straniere, brevi e intense, lunghe e annacquate, nozioni, soddisfazioni, libri che col tempo riempiono gli scaffali, arrabbiature e litigi, bei viaggi in mezzo, cene improvvisate con gli avanzi e i coinquilini, città scoperte e imparate a memoria, piccole esperienze lavorative, fallimenti e feste sulla spiaggia, pendolarismo acuto o dolce pigrizia nel saltare le lezioni delle dieci, feste di carnevale e biennali di ogni tipo.
tanto gli esami non finiscono mai.
e la voglia di imparare?
il prossimo viaggio sarà un viaggio coi fiocchi: attraverserò di nuovo l'oceano, ma non mi spingerò così a sud. mi manterrò a latitudini più consuete, solo un po' più ad ovest.
come al solito le mie vacanze vengono decise e prenotate in due o tre giorni, e così è stato anche per le prossime.
un'amica ti butta lì di andare a trovarla a New York? perchè no. e quanto distano boston e toronto? che poi il giro potrebbe anche allungarsi, ma qui subentra il problema delle settimane. non oltre tre, per non spendere cifre enormi dell'aereo. e tutto il resto - o quasi - è a scrocco: avere più amici lontani che vicini dopotutto torna comodo in queste occasioni.
rivedrò jefferson, architetto bostoniano importato in italia e ri-esportato nel massachussetts. l'ultima volta che l'ho visto è stato almeno 4 anni fa in quel di venezia.
rivedrò
roberto, canadese di strani incroci che a verona mi stregò il cuore ed ora è un artista e musicista. non lo vedo da sette estati.
rivedrò
la bea che da venezia è finita nell'afa della grande mela. ci siamo salutate alla mia laurea.
rivedrò jason che dal texas è andato a vivere a new york con la moglie. allora non era ancora sposato e neppure laureato.
non vedo l'ora di ritrovare l'america..
bene.
domani e dopodomani verrò esaminata per vedere se sono capace di fare la prof e se posso vantarmi di questo appellativo ufficialmente ufficiale al cospetto di non so chi.
dire che non me ne frega un bel niente di niente forse mi porta sfiga, ma lo dico ugualmente.
brrr.
rabbrividiamo.
poi, per la serie "il raduno più piccolo della storia dei raduni" vorrei ringraziare
numero6 per avermi messo il peperoncino negli occhi e nelle orecchie trascinandomi in quel di melzo a rivivere un
certo concerto di quasi tre anni fa.
e così ho dato l'ultimo esame si spera della mia vita.
fa un certo effetto. mi sembrava di aver già avuto un momento, ormai tre anni e mezzo fa, in cui avevo detto: ho dato l'ultimo esame della mia vita. solo che ero a venezia, era storia della critica d'arte 2, avevo una tesi da scrivere e poca idea sul cosa fare della mia vita.
lanfranco, luca giordano, tanzio da varallo, bartolomeo manfredi, daniele crespi (attenzione non giuseppe maria crespi detto il cerano), bernini e chi altro? direi che me ne ha chiesti a sufficienza.
sono andata dicendo: spero che non mi chieda lanfranco o luca giordano. e così è stato. primi due riconoscimenti: volta della certosa di san martino e estasi di santa margherita da cortona. tiè.
cosa dire ora.. cosa fare dei pomeriggi senza esami da studiare? senza tesi (o quasi.. solo le rifiniture) da scrivere? senza lezioni da frequentare?
riscoprirò il significato del tempo libero.
programma per i prossimi mesi: svacco sul divano e giri in bicicletta, realizzazione del mio ex libris personale, preparazione di qualche lezione qua e là, mostre a volontà, giri al lago, pila di romanzi e saggi sul comodino da assottigliare.. direi che in linea di massima ci siamo.
i viaggi sono da pensare più avanti, almeno quelli di più di due o tre giorni.
i tempi potrebbero invece essere maturi per un giretto a venezia, senza pretese, ma in realtà con moltissime pretese.
i
sulutumana ritornano a chiamarsi
sulutumana e tra poco esce arimo ed è venerdì sera piove e sono un po' scazzatina. mi sa che me ne andrò a dormire così almeno una notte dormo un po' di più delle canoniche cinque ore e mezzo eccheccavolo.
la tesi non va avanti da sola in automatico te ne sei accorta? neanche gli esami si studiano da soli.
del resto non smette di piovere piovere piovere aprile ogni goccia un barile insomma quanti barili hanno già riempito tutte queste gocce?
sono stufa di fare ilaria la solitaria.
ciao spero vada tutto bene, ieri non ho risposto ma ti ringrazio per gli auguri se chiamavi per quello. è passato tanto tempo e penso che ora sia giusto condividere certi momenti con la persona con cui ognuno spera di continuare a vivere, e 27 anni mi sembrano già sufficienti per dare una svolta. ti auguro di poterti trovare prima o poi nella stessa situazione. in bocca al lupo per tutto
dove ho sbagliato?
cioè! sto STUDIANDO quella cacca di pedagogia interculturale!!! (prego guardare l'ora)
e prima ho visto il tempo delle mele 2!!! (facciamoci del male)
e fuori nevica, ma solo un pochino (ma è tutto bianco)
e ieri ho mangiato messicano e qualcuno mi ha fatto una bella sorpresa di quelle che non si dimenticano facilmente.
come degno coronamento di un 2007 alquanto di cacca sono finita imbucata in una cena a cui nessuno mi ha invitato, con una quindicina di sconosciuti in un mega appartamento di un'arredatrice di interni di un paesotto qui vicino, le cui tre figlie, degna versione delle figlie sfigate di elisa di rivombrosa mescolate a reminescenze di piccole donne, hanno organizzato una cena molto fashion con abitini in seta, ballerine d'occasione, nastro rosso e stelline scintillanti con cui affumicarsi allo scoccare della mezzanotte. l'amica che ha avuto pietà di me e ha implorato la (figlia della) proprietaria di casa (nonchè ragazza di un amico del ragazzo dell'amica) ad accogliermi è stata fin troppo gentile e non aveva la minima idea di che razza di serata ci avrebbe aspettato. a parte le coppiette formate dalle figlie sfigate di elisa di rivombrosa e i loro morosi fighetti figli di papà brianzolo con fabbrichetta, e ovviamente a parte la coppia formata dalla mia amica e dal suo moroso NORMALI, c'erano due strani personaggi di cui uno ha solo scattato fotografie con la sua D50, e l'altro.. l'altro ve lo devo descrivere perchè se non mi sono innamorata di lui è solo questione di tempo.
è un mito. laureato in fisica, orecchie a sventola coperte da un caschetto di capelli dritti e scuri che incornicia un volto carino, sta scrivendo una tesi di dottorato in matematica pura, per cui è stato all'estero qualche mese. non ha aperto bocca quasi mai. sul suo bicchiere di plastica invece del nome ha disegnato un carrello della spesa. dopo qualche ora seduto al tavolo di fianco a me si è sbilanciato e mi ha raccontato il perchè di quel carrello, ovviamente su mia incalzante e ripetuta richiesta. il tutto in una trentina di parole, centellinate minuto dopo minuto, tra silenzi imbarazzati e sorrisi arrossiti.
"quando ho finito le superiori e mi sono iscritto a fisica i miei compagni mi hanno detto che se fossi andato avanti così avrei avuto bisogno solo del cervello, e quindi avrei usato un carrello per muovermi. sarei diventato solo pensiero".
per fortuna il capodanno vero l'ho fatto con qualche giorno di anticipo, al mare degli italiani, tra presepi di sabbia e notti ghiacciate degne di una brianza dicembrina. l'ho fatto con amici di sempre anche se incontrati per caso
solo una volta oltre a questa. condensare tre giorni in poche righe non è facile, perchè non è facile solo nominare andrea, zama, lele, luca, massi, senza sorridere ogni tre secondi e pensare che le cose vanno davvero in modo curioso. perchè attorno a un tavolino andaluso si possono incontrare persone che dopo due anni non è passato nemmeno un giorno. e ti senti a casa, con il cane pecorella, le anime nere, il lettino della nonna, i murales da fellini, le grotte nel tufo, papaline e turbanti, strozzapreti e tagliatelle al ragù (e molto, molto altro).
beh buon natale a tutti. urge recupero sonno. regali inaspettati questo natale. a volte serve un po' di autostima e di leggerezza. e la campagna brianzola si trasforma subito in colline toscane.
il natale porta sorprese più o meno gradite. gatti in ceramica dal paese delle mele, concerti sparsi di carole e non per le chiese della brianza, aperitivi con gruppo di giovani filosofi con cui sarebbe auspicabile approfondire le conoscenze, un chilo in meno rispetto alla settimana scorsa - incredibile ma vero - tanto lo recupero subito, cicciona brufolosa che non sono altro.
finalmente sono in vacanza. con cinque pacchi di verifiche da correggere, tre esami da preparare, l'ennesima tesi da impostare, tre giorni a rimini per ridere, un capodanno da inventare, qualche regalo da comprare, pochi regali da scartare.
nel frattempo le domande sul piercing sono aumentate a dismisura. eccheccavolo ve ne siete accorte ora che ho un orecchino al naso?? prevedo natali litigiosi nelle vostre famiglie. il mio sarà nella norma tendente al basso.
Sono troppi i tagli che si devono rimarginare.
La convalescenza è lunga, e anche quando ti sembra di essere guarita c'è un prurito sulla cicatrice che ti ricorda incessantemente la ferita, il dolore, la tristezza dell'impotenza.
Non c'è limite alla sfortuna, poi uno si convince che da qui in poi può risalire, deve risalire, ma quando si è così deboli le gambe tremano e non reggono lo sforzo. Allora si comincia piano, forzando dolcemente i muscoli, e questi stessi muscoli il giorno dopo fanno male, eccome se fanno male, tanto più se ci si è dimenticati di averli.
Fuori c'è la vita, il mondo, che è andato avanti benissimo anche senza di te.
oggi ho camminato!! ho fatto le scale, mangiato seduta al tavolo, sono stata in cucina in giardino sul divano in salotto a guardare i simpson.
piccole grandi soddisfazioni, il tutto senza l'ausilio delle stampelle.
pur nella solitudine in cui ho passato queste lunghe giornate, posso dire che ora sono passate. domani andrà meglio, zoppicherò di meno, potrò fare sempre più cose normali. spero solo di non continuare a farle da sola. e dopotutto, in tanti mi sono stati vicini da lontano.
grazie
mi sono stufata di stare a letto, a pancia in su, guardando il soffitto o al massimo un libro tenuto in alto con le braccia che dopo qualche minuto si stancano. ho ancora negli occhi il messico, che non ho potuto salutare come si deve, che ho dovuto lasciare in fretta, non a causa di un uragano.
sarei potuta impazzire dal male.
la mia schiena mi ha giocato un brutto scherzo, non avevo mai sentito dolori simili, eh sì che sono esperta di ernie, eh sì che ero preparata, con medicine pensate per il peggio e rivelatesi perfettamente inutili perchè quel peggio era impensabile, eh sì che avevo passato tre settimane d'incanto e stava per arrivare la parte migliore. ero nella spiaggia più bella, col mare più blu che si può, in una capanna che più di paglia non poteva essere... e purtroppo non me la sono potuta gustare fino in fondo, a dire il vero quasi per niente. certo, la porta era aperta e da lì vedevo il mar caribe, la sabbia e le palme, la gente che sin dalle prime ore del mattino andava a fare il bagno, o sentivo la musica fino a notte fonda dal barettino davanti alle onde. contavo le ore che mancavano al giorno dopo, quando la medicina avrebbe dovuto farmi effetto, e provavo a non ascoltare il dolore. non sempre ci riuscivo. a dire il vero ad un certo punto non ho più resistito.
ora il dolore sta passando, lentamente, ma continuo a stare stesa ad aspettare. credo siano due settimane esatte da quando mi sono sdraiata. mi sono sdraiata sotto a un tetto di paglia, piena di sabbia e sale, e poi mi hanno sdraiato nel letto di un piccolo ambulatorio, pieno di formiche a quanto mi diceva emil. ma io non le vedevo neanche. poi ancora mi hanno sdraiato su un'ambulanza e poi ancora in una clinica di cancun. lì sono stata sdraiata due o tre giorni, non saprei. mi hanno alzato giusto in tempo per farmi sdraiare su quattro sedili liberi di un volo intercontinentale anticipato, mentre dormivo, perchè oltre allo stare sdraiata e a sentire dolore, è stata questa la mia terza grande occupazione. mi hanno sdraiato nell'aereoporto di madrid e ancora su un aereo per malpensa. credo che fossi dispensata dalle cinture di sicurezza. o semplicemente non ricordo che qualcuno me le abbia allacciate. un'altra ambulanza italiana mi aspettava a milano e sono arrivata all'ospedale sdraiata. così sono rimasta una notte e il giorno dopo. insomma, ormai si è capita la solfa, e non c'è poi tutto quel gusto a raccontare di essere sdraiata nel proprio letto. è molto più delizioso raccontare che ogni tanto mi alzo, con le stampelle, arrivo fino al bagno, poi torno indietro.
non sono in pericolo di vita, il mio è solo dolore, non ho avuto paura, solo male. ed è una sciocchezza rispetto ad altri mali più pericolosi. ho sempre avuto qualcuno al mio fianco, e ho pur sempre passato tre settimane in un posto d'incanto. nella foto lì sotto sembro il papa che sta dando la benedizione urbi et orbi. in realtà è un segno di vittoria sotto l'effetto della morfina perchè sapevo che tutto quello di straordinario che mi stava capitando l'avrei raccontato con un sorriso. certo non pensavo che sarebbe stato così difficile, ma nemmeno credevo si potesse essere così felici quando qualcuno ti passa sul corpo una spugna imbevuta d'acqua e sapone per togliere lo sporco e la sabbia di tre giorni prima, o quando riesci da sola a lavarti i denti reggendoti sul lavandino.
forse qualcuno avrebbe preferito sentirsi raccontare del messico, per stasera va così, ci sarà tempo anche per quello.
una domenica mattina assolata e deserta si è conclusa davanti a un piatto di ciliegie, con due rose bianche e una blu, in una casa di nonni piena di centrini e vecchie fotografie appese alle pareti. ho visto posare con leggero imbarazzo una giovane sposa con velo e crinoline e un bel ragazzo impettito nel suo abito della festa. ho sfogliato le pagine di un album conservato sulla credenza del salotto come un antico reliquiario sulla mensa di un altare, saltando tra i decenni, ammirando signorine sorridenti con cipria e rossetto in perfetto stile telefoni bianchi, facendo l'occhiolino a improbabili costumi da bagno e cappellini su spiagge ancora deserte, sedendomi sul terrazzo della casa al mare che era così spazioso.
ho perso tutti i miei nonni, alcuni prima che potessi rendermi conto di averne, altri quando ancora non avevo realizzato quanto fossero preziosi, ma ieri mi è parso di averne trovati di nuovi nel paese delle mele.
hanno un odore tutto loro, i nonni. un po' come quello dei bambini. sanno di naftalina e caramelle allo zucchero, con il soggiorno immacolato e che vergogna ricevere questa bella signorina in cucina così, mentre stiamo ancora finendo di pranzare.. almeno la tovaglia ha dipinti tutti i frutti che uno vorrebbe avere in tavola: le fragole, le ciliegie, le mele, le banane. e le ciliegie si mangiano "con gli ossi", che ho sentito che fanno bene, e così non si butta via niente. dieci a me, dieci a te.
i nonni hanno sempre due gingerini nel frigo, che non si sa mai chi viene a trovarci. e le nonne danno sempre la mancia, magari scrivendo su un bigliettino, con la loro calligrafia tremolante, dieci euro per il compleanno e cinque euro per l'onomastico.
la mia dolce metà e la dolce brain mi hanno preceduto, ma non posso fare a meno di ricambiare a tutti l'augurio di un felice solstizio d'estate, con fuochi in spiaggia bagni al lago e sogni di viaggi.
intanto mi spiace non essere ancora mai stata a new york, perchè sarei volentieri andata in
questo posticino che chiude i battenti e diventa un hotel sciccoso.
sono alla terza fetta biscottata con il miele, ma il tè al gelsomino è rigorosamente senza zucchero, forte e bollente, perchè mi piace così.
l'aria si è purificata. la cappa di foschia che aveva reso questa primavera inoltrata più simile ad una mezza estate non c'è più. il cielo è tornato azzurro, i grilli cantano di nuovo, la terra beve e si ricolora in verde.
giotto è in giardino, la casa sa di tempera bianca e i muri per qualche giorno ancora non saranno soffocati dai quadri, la finestra è aperta sulla strada.
mi aspetta una settimana di fuoco. confido che passi talmente veloce da non rendermene conto. anzi, spero che tutto il mese voli, come maggio è sempre volato, con la spinta verso l'estate, verso il lago, verso i viaggi.
stanotte ho sognato la micina che tra qualche giorno entrerà a far parte della famiglia. l'altra sera pensavo alla diana, a come sta, se si ricorda ancora di me. speriamo che giotto non scambi la futura coinquilina e compagna di giochi per un pupazzo da lanciare e rincorrere nel prato. sarà bianca. o rossa. mi innamorerò subito anche di lei.
"passati i ventisei, già nei ventisette da qualche giorno. come ti trovi?"
"mah, abbastanza bene. sarà la primavera inoltrata.."
"già.. la primavera ti fa un certo effetto"
"direi proprio una sorta di rinascita. esco dal letargo e rifiorisco"
"già.. i fiori! hai visto quelli che ci sono sul cactus del tuo giardino grasso?"
"sìsìsì! sono bellissimi. una corona di fiori fucsia acceso. e anche mr. paletta non scherza con la nuova fila di palette in crescita accelerata."
"come è nata la tua passione per le piante grasse?"
"bè.. a dire il vero è stata la mia professoressa di discipline plastiche che me l'ha trasmessa. ricordo che ci diede un compito per l'estate: andare a visitare un'importantissima serra di piante grasse vicino a casa, e di passare l'intero pomeriggio a disegnare le geometrie perfette o contorte che ne costituiscono la struttura."
"un po' come le conchiglie"
"già! anche loro hanno strutture spiraliformi meravigliose. molto barocche. ma le piante grasse sono vive. crescono, ingrassano, dimagriscono, a seconda di quando ti ricordi di dar loro da bere."
"te ne dimentichi spesso?"
"più che altro volutamente. simulo gli eventuali periodi di siccità prolungata che possono esserci nel deserto, e gli improvvisi acquazzoni che creano pozze fangose ai loro piedi.
ora devo scappare.. stasera mi aspetta un bel concerto, l'ennesimo a cui assisto.. ma come si fa a rinunciare? potrebbe essere l'ultimo.. o forse no. non ci voglio neanche pensare"
"allora buon concerto! qualche piano per il weekend lungo?"
"a dire il vero sì... una puntata nel paese delle mele, ad annusare la primavera"
"bene, buon viaggio allora"
"grazie. ciao"
super giotto mi fa impazzire. scodinzola talmente forte che muove insieme alla coda anche tutto il sederino!
ogni tanto però penso alla mia gatta vecia. chissà se si è ambientata bene nel posto dove si trova ora. chissà se ogni tanto mi manda una leccatina con quella sua linguetta ruvida e il nasino umido.
a volte penso che voler prendersi cura di un altro gattino sia come tradire la sua amicizia, ma proprio non ce la faccio all'idea di restare senza un esponente del mondo felino. giotto è un cane, cosa ben diversa, per quanto straordinaria. non vedo l'ora che qualche mamma gatta sforni una bella cucciolata di zampine incerte e occhietti ancora chiusi, batuffoli di pelo da cui escono sottili e attutiti miagolii.
per il resto, continuo nella mia folle corsa quotidiana dalla scuola all'università, progettando gite e vacanze, studiando libri su libri, mangiando rabbia al cospetto di qualche ottuso professore.
sabato ho riordinato insieme a emil il mio giardino grasso, togliendo la piccola serra artigianale che a stento ricopriva mr. paletta e i suoi compari, più che mai rigogliosi dopo un inverno mite e generoso. c'è una nuova coinquilina che deve ancora trovare una sistemazione. per ora resta nel suo bel vasetto verde qui vicino a me, sulla scrivania.
domenica è iniziata la vera primavera. è iniziata in un bosco, su una mulattiera in salita che conduce ad un
gioiellino della devozione romanica. è iniziata con scarpe scivolose, felpe leggere, crostatine al cioccolato e bastoni artigianali.
ora sento la pioggia fuori dalla finestra. rumore antico, poco frequentato negli ultimi mesi. non è autunno, è solo un'illusione. tra poco il letargo finisce.
sera nostalgica. casa per me.
vendere libri a peso. peso delle pagine di carta sottile patinata porosa ingiallita. peso dei caratteri? peso del cervello? piombo inchiostro cellulosa materia grigia illustrazioni.
venezia e ricordi che spuntano come funghi. tiziano sono anni che non ti osservo studio medito. con il tuo colore, le scuole, i teleri, la serenissima, l'acqua alta, i ponti e sottoporteghi, l'acqua calma che rimbomba coi passi.
cos'è la felicità?
cantata 147 ancora da finire, messa in si minore un rigo per pagina. voltare continuamente pagina tenere il tempo seguire le battute, alterazioni, chiavi scale tonali. un regalo inaspettato, in ritardo.
probabilmente torno a scuola, alla mia scuola, con i miei prof a cui do del tu, per il tirocinio più inutile della mia vita, ma tant'è. sarà divertente.
e tornare a scuola è anche insegnare con amore una domenica pomeriggio i rudimenti, le linee, le proporzioni, usare la parte destra del cervello. affinare la conoscenza di graffite, fusaggine, china ecoline pennello numero otto. l'odore dei pastelli. il cassetto che fatico ad aprire, che ho paura di riaprire.
ho molto da fare poco tempo per farlo. era giusto per non perdere nel calderone piccoli pensieri sparsi.
e mi scuso dell'assenza.