RiparoDallaTempesta

"Come in" she said "I'll give you shelter from the storm"
sabato, 16 agosto 2008

notte insonne e affamata

sto perdendo il conto dei giorni, delle ore, delle stagioni. là estate qui autunno domani bagno al lago stasera prima freddo poi vento tiepido con la luna piena che filtra dalle nuvole, dalla scalinata della rotonda, la stessa luna che qualche giorno fa sorgeva non ancora piena dietro la collina di prospect park in faccia a dylan e ai piedi di un milione di stelle.



il jet lag fa parte dei souvenir che uno si porta dietro dalle vacanze. bene non riuscire ad abituarsi in fretta, dà l'idea della distanza che si è coperta, perchè in effetti ero distante. talmente distante che ho imparato a comporre le vocali accentate con l'apostrofo e a digitare la chiocciolina schiacciando maiuscolo+4 e ancora fatico a riprendere l'abitudine. talmente distante che ora ho una fame che ho tenuto a bada con patatine fritte insieme a paolo e un grappolo d'uva bianca gigante, ma che so che mi terrà sveglia fino alle quattro, fino a convincermi di piazzarmi sul divano a guardare qualche gara di qualificazione di lancio del peso in diretta dalla prima mattina di pechino.
le foto non sono mai abbastanza, almeno non tante quante quelle che ho registrato nel mio cervello.
io e jefferson nel giardino della house of the seven gables a salem, paese pieno di streghe cacciate e di musei sulla caccia alle streghe, case coloniali e parchi con spettacoli di danze ucraine messe in scena da piccole bimbe con mattarello e costume tradizionale.



le serate passate a discutere del terzo significato della vita, anche se non ricordo esattamente il secondo, e il ritorno a boston dopo quei dieci giorni di new york che hanno fatto sembrare la prima un paesino di campagna rispetto alla seconda.

guardo e riguardo il video di roberto che fa finta di parlare italiano: mi vengono le lacrime dalle risate e dalla nostalgia di tre città che ho vissute tutte dall'inizio alla fine. mi viene in mente la scenetta che abbiamo fatto alla biglietteria del museo di toronto: lui studente italiano di napoli che ha dimenticato il tesserino e non parla inglese, e io studentessa italiana di venezia che mendica uno sconto studenti per entrambi con il vecchio tesserino della mia università. il tutto per risparmiare due miseri dollari. sarebbe stata da filmare. la serata passata tra i dischi di tomaz e in bici con doug attraversando la città da sud a nord, dal lago al diner, concludendola con un sano sandwich con tanto di patatine fritte pucciate nel gravy.



o ancora mi viene in mente la serata a bloor street ascoltando le variazioni goldberg sul marciapiede su cui glenn gould sarà passato centinaia di volte prima e dopo averle suonate e registrate, finita alle quattro del mattino passando da bach a dylan a una gloomy sunday improvvisata e a decine di altri pezzi ascoltati sul divano senza che il sonno ci ordinasse di andare a dormire.

la spiaggia di nudisti gay dell'isola di toronto è stata un'esperienza, insieme a robert&robert, con le nostre belle bici e l'idea di fare un bagnetto nel gelo del lago ontario, dopo aver ascoltato accuratamente una coppia sui 50 anni, lui di origine italiana, lui di origine non si sa, mandarsi a quel paese con selezionate parole in dialetto misto calabrese e canadese.



il film in bryant park con jason leah kate e felton ed il grattacielo di renzo piano sullo sfondo e i tavolini pieni di cibo messicano, cracker e formaggio arancione, ananas e mirtilli, o ancora l'ultima cena newyorkese della bea che si è concessa (ed io con lei) un sano hamburger con patatine in un diner poco lontano da union square e che si è conclusa con una porcata degna dell'america a base di fonduta di cioccolato con frutta e marshmallow caramellati all'istante.




la gita a ellis island e liberty island della prof ila con la collega prof franci e alcuni alunni a new york per imparare l'inglese, con un cielo da film e i grattacieli di manhattan come tanti omini immobili ammassati per farsi ammirare tra i nuvoloni bianchi e l'acqua.



il viaggio di ritorno è stato triste come ogni viaggio di ritorno in cui non si vuol tornare. ma voglio tenere da conto l'oceano come specchio d'argento che riflette la luna e le finestre dei grattacieli di boston che brillano più delle stelle, un film ambientato a new york nei posti in cui ho camminato fino al giorno prima, un paio di canzoni che suonano continuamente nella mia testa ancora prima di suonare nelle orecchie, un'ultima cena con jefferson nell'ultima bettola del porto di boston che resiste imperterrita all'avanzare dei grattacieli tutto intorno.


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giovedì, 19 giugno 2008

ho pochi ricordi, ma netti, del mio esame di maturità.
il tema su "i fiumi" di ungaretti, che erano quattro.
la seconda prova, che consisteva nel disegnare per tre giorni di fila una composizione al centro dell'aula a base di pianta, bottiglia di plastica e bottiglia di vetro, panneggio e gesso di un volto scorticato e cavarne una sorta di opera d'arte a proprio piacimento.
la terza prova, con domande di filosofia, storia dell'arte, letteratura inglese e matematica.
infine l'orale, l'8 luglio 1999, durante il quale il baratro in cui ero piombata in matematica negli ultimi due anni di scuola non ha comunque compromesso il 100/100 finale, conquistato con una tesina sulla fotografia stampata su cartoncino rosa salmone. una tesina sudata, quanto si può sudare a 19 anni un saggio di rosalind krauss infarcito di auree e benjaminiane riproducibilità più o meno tecniche di opere più o meno d'arte.
tra gli scritti e gli orali un intermezzo in cima al lago, fatto di una notte lunghissima nell'acqua nera come il petrolio e di una chitarra sulla spiaggia dai sassi ancora caldi per il sole del giorno, cornetti appena sfornati all'alba e una mattina che è iniziata solo al pomeriggio, con due amiche e tre amici di quasi sempre.

in questi giorni guardo i miei ragazzi che conosco dall'anno scorso e che saluterò tra poco.
mi sembra di sentire il bisogno di stropicciarmi le dita e accavallare le gambe, perdermi tra i vocabolari e i fogli protocollo timbrati, alzare la mano e allungare lo sguardo alla ricerca del volto amico di un prof, probabilmente dopo una notte senza sonno, riempita da mille suggestioni dei filmacci di muccino e compagnia bella, partite della nazionale date per perse, pianoforti sulle spalle. ma chi se l'è inventata sta cosa del pianoforte?

si avviano alla vita vera, forse, con quella voglia che solo uno studente alle prese con la maturità può avere.

e dopo una bella vacanza, si spera.

auguro loro che l'università diventi un serbatoio di amicizie italiane, straniere, brevi e intense, lunghe e annacquate, nozioni, soddisfazioni, libri che col tempo riempiono gli scaffali, arrabbiature e litigi, bei viaggi in mezzo, cene improvvisate con gli avanzi e i coinquilini, città scoperte e imparate a memoria, piccole esperienze lavorative, fallimenti e feste sulla spiaggia, pendolarismo acuto o dolce pigrizia nel saltare le lezioni delle dieci, feste di carnevale e biennali di ogni tipo.

tanto gli esami non finiscono mai.
e la voglia di imparare?
mercoledì, 14 maggio 2008

bene.

domani e dopodomani verrò esaminata per vedere se sono capace di fare la prof e se posso vantarmi di questo appellativo ufficialmente ufficiale al cospetto di non so chi.
dire che non me ne frega un bel niente di niente forse mi porta sfiga, ma lo dico ugualmente.

brrr.

rabbrividiamo.

poi, per la serie "il raduno più piccolo della storia dei raduni" vorrei ringraziare numero6 per avermi messo il peperoncino negli occhi e nelle orecchie trascinandomi in quel di melzo a rivivere un certo concerto di quasi tre anni fa.
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martedì, 06 maggio 2008



sento le note ancora risuonare in un lontano accordo, e ho ancora il colore negli occhi di quella nuvola dorata che avvolge di luce l'Assunta.
cosa può volere in più una persona?
le note del vespro della beata vergine, composto da monteverdi che riposa tranquillo da quattro secoli qualche cappella a sinistra dell'altare maggiore su cui si staglia imponente la prima grande opera pubblica di tiziano, che con il suo gesto ci porta tutti più in alto, proprio verso quella luce dorata.
altro che sindrome di stendhal.
c'è da impazzire.
c'è da impazzire all'idea che in quattro giorni sono stata sommersa da una bellezza onnipresente, e ora...
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martedì, 01 gennaio 2008



come degno coronamento di un 2007 alquanto di cacca sono finita imbucata in una cena a cui nessuno mi ha invitato, con una quindicina di sconosciuti in un mega appartamento di un'arredatrice di interni di un paesotto qui vicino, le cui tre figlie, degna versione delle figlie sfigate di elisa di rivombrosa mescolate a reminescenze di piccole donne, hanno organizzato una cena molto fashion con abitini in seta, ballerine d'occasione, nastro rosso e stelline scintillanti con cui affumicarsi allo scoccare della mezzanotte. l'amica che ha avuto pietà di me e ha implorato la (figlia della) proprietaria di casa (nonchè ragazza di un amico del ragazzo dell'amica) ad accogliermi è stata fin troppo gentile e non aveva la minima idea di che razza di serata ci avrebbe aspettato. a parte le coppiette formate dalle figlie sfigate di elisa di rivombrosa e i loro morosi fighetti figli di papà brianzolo con fabbrichetta, e ovviamente a parte la coppia formata dalla mia amica e dal suo moroso NORMALI, c'erano due strani personaggi di cui uno ha solo scattato fotografie con la sua D50, e l'altro.. l'altro ve lo devo descrivere perchè se non mi sono innamorata di lui è solo questione di tempo.
è un mito. laureato in fisica, orecchie a sventola coperte da un caschetto di capelli dritti e scuri che incornicia un volto carino, sta scrivendo una tesi di dottorato in matematica pura, per cui è stato all'estero qualche mese. non ha aperto bocca quasi mai. sul suo bicchiere di plastica invece del nome ha disegnato un carrello della spesa. dopo qualche ora seduto al tavolo di fianco a me si è sbilanciato e mi ha raccontato il perchè di quel carrello, ovviamente su mia incalzante e ripetuta richiesta. il tutto in una trentina di parole, centellinate minuto dopo minuto, tra silenzi imbarazzati e sorrisi arrossiti.
"quando ho finito le superiori e mi sono iscritto a fisica i miei compagni mi hanno detto che se fossi andato avanti così avrei avuto bisogno solo del cervello, e quindi avrei usato un carrello per muovermi. sarei diventato solo pensiero".

per fortuna il capodanno vero l'ho fatto con qualche giorno di anticipo, al mare degli italiani, tra presepi di sabbia e notti ghiacciate degne di una brianza dicembrina. l'ho fatto con amici di sempre anche se incontrati per caso solo una volta oltre a questa. condensare tre giorni in poche righe non è facile, perchè non è facile solo nominare andrea, zama, lele, luca, massi, senza sorridere ogni tre secondi e pensare che le cose vanno davvero in modo curioso. perchè attorno a un tavolino andaluso si possono incontrare persone che dopo due anni non è passato nemmeno un giorno. e ti senti a casa, con il cane pecorella, le anime nere, il lettino della nonna, i murales da fellini, le grotte nel tufo, papaline e turbanti, strozzapreti e tagliatelle al ragù (e molto, molto altro).
lunedì, 10 settembre 2007

cartelle e valigie

curioso come quasi due mesi fa mi apprestavo a preparare una valigia per il messico, e ora invece preparo una valigia per l'ospedale. anche se non è detto che inizi domani, speriamo che il soggiorno non sia lungo.
intanto oggi primo giorno di scuola: il mio primo primo giorno di scuola da prof.
l'anno scorso mi ero persa questa chicca così ho voluto fare la super prof e non perdermi questa bella giornata in cui tutti sono contenti di tornare a scuola, ma le due signorine L5 S1 si sono vendicate e mi hanno costretto a letto tutto il pomeriggio, dopo un'intera mattina a camuffare tra i banchi smorfie per le fitte di dolore. stasera mi è sembrato di essere tornata ai brutti tempi quando mangiavo bocconcini già tagliati in orizzontale, solo che mi manca la mia dose giornaliera di oppio camuffato in pillole azzurrine.
però è valsa la pena vedere come tutti siano diventati più belli, più grandi, più chiacchieroni, mentre i nuovi arrivati ti guardano come pulcini impauriti e ti senti un po' mamma chioccia
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mercoledì, 29 agosto 2007

sempre casa.

questo blog sta diventando più un bollettino medico ma diciamo che non ho molto altro da raccontare. finalmente sono riuscita a prenotare la visita da sua maestà il neurochirurgo che mi riceverà a palazzo il prossimo 6 settembre. il che significa un'altra settimana in questo stato semivegetativo aggravato da ormai lunga tossicodipendenza da cortisone e antidolorifico. peccato che settimana prossima inizino le riunioni a scuola, e che il 10 inizi la scuola vera e propria, dove a questo punto, vista l'estate sfumata in un insipido scorrere di mattine, pomeriggi e sere neanche troppo estive, non vedevo l'ora di andare. chissà come sarà la mia nuova prima. chissà come sarà il mio secondo anno da prof... di certo non inizierà nel migliore dei modi, o comunque non inizierà nei tempi consueti.
nel frattempo guardo la mia schiena e le vertebre che sporgono come se fossero gli spuntoni di un mostro cattivo e poi guardo le schiene normali degli altri, che si piegano, si stendono, che non odiano la propria schiena, e li invidio un pochino.
però domenica e lunedì ho avuto una visita speciale dal paese delle mele, che mi ha riportato in mexico e dentro all'estate.
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lunedì, 20 agosto 2007

dean

dal mio letto non posso non pensare a quello che sta succedendo e succederà domani nei posti dove ero solo un paio di settimane fa.
si capiscono molte cose dello yucatan se si pensa alla frequenza di queste catastrofi.
un paradiso che può diventare inferno.
per fortuna che la tempistica è stata scelta bene. un punto di fortuna nei mille punti di sfiga che ho avuto. ci mancava solo l'uragano dean...
intanto sono sempre qui a intossicarmi. ieri ho voluto fare a meno dell'antidolorifico, oggi ne ho pagato le conseguenze anche morali.
scusate il pessimismo cosmico ma ho fatto il conto e sono 16 giorni che sto in queste condizioni. sì è vero il dolore non è più come all'inizio ma mi sono anche rotta le scatole.
domani il risultato della risonanza.
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sabato, 18 agosto 2007

casa. letto

mi sono stufata di stare a letto, a pancia in su, guardando il soffitto o al massimo un libro tenuto in alto con le braccia che dopo qualche minuto si stancano. ho ancora negli occhi il messico, che non ho potuto salutare come si deve, che ho dovuto lasciare in fretta, non a causa di un uragano.
sarei potuta impazzire dal male.
la mia schiena mi ha giocato un brutto scherzo, non avevo mai sentito dolori simili, eh sì che sono esperta di ernie, eh sì che ero preparata, con medicine pensate per il peggio e rivelatesi perfettamente inutili perchè quel peggio era impensabile, eh sì che avevo passato tre settimane d'incanto e stava per arrivare la parte migliore. ero nella spiaggia più bella, col mare più blu che si può, in una capanna che più di paglia non poteva essere... e purtroppo non me la sono potuta gustare fino in fondo, a dire il vero quasi per niente. certo, la porta era aperta e da lì vedevo il mar caribe, la sabbia e le palme, la gente che sin dalle prime ore del mattino andava a fare il bagno, o sentivo la musica fino a notte fonda dal barettino davanti alle onde. contavo le ore che mancavano al giorno dopo, quando la medicina avrebbe dovuto farmi effetto, e provavo a non ascoltare il dolore. non sempre ci riuscivo. a dire il vero ad un certo punto non ho più resistito.
ora il dolore sta passando, lentamente, ma continuo a stare stesa ad aspettare. credo siano due settimane esatte da quando mi sono sdraiata. mi sono sdraiata sotto a un tetto di paglia, piena di sabbia e sale, e poi mi hanno sdraiato nel letto di un piccolo ambulatorio, pieno di formiche a quanto mi diceva emil. ma io non le vedevo neanche.  poi  ancora mi hanno sdraiato su un'ambulanza e poi ancora in una clinica di cancun. lì sono stata sdraiata due o tre giorni, non saprei. mi hanno alzato giusto in tempo per farmi sdraiare su quattro sedili liberi di un volo intercontinentale anticipato, mentre dormivo, perchè oltre allo stare sdraiata e a sentire dolore, è stata questa la mia terza grande occupazione. mi hanno sdraiato nell'aereoporto di madrid e ancora su un aereo per malpensa. credo che fossi dispensata dalle cinture di sicurezza. o semplicemente non ricordo che qualcuno me le abbia allacciate. un'altra ambulanza italiana mi aspettava a milano e sono arrivata all'ospedale sdraiata. così sono rimasta una notte e il giorno dopo. insomma, ormai si è capita la solfa, e non c'è poi tutto quel gusto a raccontare di essere sdraiata nel proprio letto. è molto più delizioso raccontare che ogni tanto mi alzo, con le stampelle, arrivo fino al bagno, poi torno indietro.
non sono in pericolo di vita, il mio è solo dolore, non ho avuto paura, solo male. ed è una sciocchezza rispetto ad altri mali più pericolosi. ho sempre avuto qualcuno al mio fianco, e ho pur sempre passato tre settimane in un posto d'incanto. nella foto lì sotto sembro il papa che sta dando la benedizione urbi et orbi. in realtà è un segno di vittoria sotto l'effetto della morfina perchè sapevo che tutto quello di straordinario che mi stava capitando l'avrei raccontato con un sorriso. certo non pensavo che sarebbe stato così difficile, ma nemmeno credevo si potesse essere così felici quando qualcuno ti passa sul corpo una spugna imbevuta d'acqua e sapone per togliere lo sporco e la sabbia di tre giorni prima, o quando riesci da sola a lavarti i denti reggendoti sul lavandino.
forse qualcuno avrebbe preferito sentirsi raccontare del messico, per stasera va così, ci sarà tempo anche per quello.
martedì, 14 agosto 2007

epilogo

























questo più o meno l'epilogo. difficile tentare un riassunto al momento, veramente troppo da raccontare.. per il resto andate a sbirciare le foto e se qualcuno è indeciso sulla futura meta si lasci influenzare da quello che vede, con la certezza che dal vero è ancora meglio (epilogo a parte). tornerei domani se potessi ma visti gli episodi degli ultimi 10 giorni per me sarà il caso di prendermi una vacanza dalla vacanza.
non ho nemmeno fatto in tempo a dispiacermi della fine di questa magia, forse perchè qualcun altro ha trasformato un incubo in una magia ancora più grande.
lo sai già tesoro mio, ma voglio dirtelo ancora.
sabato, 16 giugno 2007

è vacanza, almeno al 50%. le pagelle sono state consegnate, mancano solo tre esami da studiare, con saggi sul leggio in legno e il bustino di gesso per la mia schiena storta che ha da raddrizzarsi in meno di un mese.
imbattendomi in foto andaluse ho riletto parte del mio diario di viaggio. i brividi erano scontati eppure mi hanno sorpreso.
che ilaria diversa rispetto al viaggio ho conosciuto da settembre a questa parte. ma è ora di rimettersi a fare cose serie, come perdersi nei vicoli di qualche città sconosciuta e dormire in tenda.
altro che prof.
la prof va in vacanza, fino a settembre. non sarà l'andalusia stavolta, ma un paese altrettanto caliente e attraente e divertente e impertinente con millenni di storia che cercherò di toccare, con decine di nuovi amici che vorrò incontrare.
sento una crescente consapevolezza del mistero infinito che mi aspetta giorno dopo giorno, niente è scontato, tutto è da decidere, sognare,  toccare  con mano con cuore con gli occhi l'odore.
e otto fantastici mesi da prof, otto mesi da reclusa, studiosa, noiosa, nervosa da poter ricordare.
postato da lailly alle ore 19:51 | link | commenti
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sabato, 26 maggio 2007

la mia principale occupazione da universitaria a venezia, quando arrivava il momento di mettersi sotto con lo studio in vista degli esami ormai vicini, era quella di pretendere un ordine e una pulizia perfetta nell'ambiente di studio, prima di iniziare effettivamente ad aprire un libro e a leggerlo.
oggi ho ripreso questa usanza che devo dire dà molte soddisfazioni, soprattutto se sono anni che non svuoti quei cassetti sotto alla scrivania e ci impieghi mezzo pomeriggio, facendo passare oggetti disparati che sono appartenuti a ere remote della tua giovinezza e infanzia, buttando nel cestino boccettini vuoti di bagnoschiuma dell'albergo, o portachiavi trovati in uova della pasqua 1989.
penso a un eventuale trasloco e mi viene l'ansia.
ad ogni modo sarà ora che mi rimetta a studiare, senza però lasciarvi prima di avervi regalato queste chicche dall'ultima verifica dell'anno in prima.

argomento n. 1: tombe etrusche.

tutti sanno (ok.. quasi tutti sanno e se non lo sanno glielo dico io, altrimenti che prof di arte sono??) che le tombe etrusche sono sotterranee e scavate nel tufo, e vengono decorate con affreschi che riportano scene di danza, caccia, vita quotidiana. fin qui va bene.

va un po' meno bene quando un gigione con l'apparecchio ai denti scrive sulla sua verifica, in stampatello, a conclusione della sua risposta più o meno esauriente:

N.B. Tufo --> Sostanza CARCEROGENA.

argomento n. 2: i metodi di costruzione dei romani, ovvero i vari opus che hanno ciascuno un nome preciso così carino e così LATINO.

diciamo che i più comuni sono opus quadratum, opus reticulatum, opus latericium, opus silicium, opus incertum, opus mixtum ecc.

non sapevo che esistesse anche l'opus semplicium, l'opus rectangulum, l'opus leticium.

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giovedì, 08 febbraio 2007

flash back

facendo un po' di ordine sulla scrivania si trovano sempre cose interessanti.
foto, libricini, fotocopie, biglietti di mostre, cinema, teatro, e ho trovato anche questi, datati 12 luglio 2005


 


si vede che sono a casa malata e posso prendermi il lusso di perdere un po' di tempo tra i ricordi..
propongo che ad ogni persona venga riconosciuto un periodo di vacanza dal lavoro per dedicarsi a sistemare le proprie scartoffie, il proprio passato. Fa così bene al cuore.
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giovedì, 04 gennaio 2007

non possedeva quasi niente la mia gatta vecia.
le avevamo regalato noi un paio di cestini e un collare rosso con attaccate le chiavi di casa della sua porticina privata. aveva un modesto servizio di ciotoline in plastica colorata: una per i croccantini, una per la pappa, una per il latte. non si degnava di bere acqua: solo latte fresco, appena prelevato dal frigorifero.
ultimamente era diventata una rompiscatole sorda, che miagolava a vuoto nel bel mezzo della notte, ma quando si faceva riempire di grattini dietro le orecchie e sul collo le perdonavamo tutto.
rispondeva per noi al telefono se non eravamo in casa. diceva: "sono diana, la gatta di questa famiglia. i miei padroni non sono in casa ma se lasciate a me un messaggio glielo riferirò".
ci comandava tutti a bacchetta, con quel suo fare un po' bisbetico ed allo stesso tempo da gran signora. sono certa che il pelo le ricopriva un musino ormai rugoso, vecchia micia centenaria che ci osservava con i suoi occhi grandi e scuri, vispi  e  arzilli quando si trattava di afferrare un pezzetino di  pollo, saggi e giudiziosi quando si acciambellava sul suo cuscino nell'attesa di addormentarsi.
non è rimasto quasi nulla di lei, se non un silenzio irreale interrotto dalla tentazione di chiamarla per farla salire sulla mia sedia durante la cena, quando allungava le zampine anteriori sul tavolo e reclamava la sua razione di bocconcini prelibati.
lo so, non si trattava di una persona, era soltanto una gatta.
 


diana, non mi hai aspettato. magari ti saresti addormentata più serena per l'ultima volta se ci fossi stata lì io a farti qualche grattino.

 
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giovedì, 21 dicembre 2006

ho avuto l'impressione, rileggendo i miei pensieri sull'andalusia, di sentire accostare la porta della mia minuscola stanzina nella juderia di sevilla, quando tornavo a notte fonda dopo una giornata passata a scoprire la città, a perdermi tra i vicoli arroventati e il rumore di fontanelle nei giardini. filtrava la luce del lampione, insieme al ronzio di ventilatori sempre accesi a smuovere l'aria immobile.
vorrei partire di nuovo.
è come un prurito sotto ai piedi. un bisogno primordiale di vagabondaggio infinito, di estate perenne, di adrenalina per un ignoto accogliente.
mi dovrò accontentare di portare i ragazzi in gita. meta "segreta": perugia e assisi.
mi sono divertita a preparare itinerari diversi, per una gita di tre giorni e due notti. forse avrei dovuto fare l'agente di viaggio. perugia è la mia città preferita in italia, non vedo l'ora di tornarci. assisi emana pace.
non sarà l'andalusia ma spero di divertirmi.
per ora mi godo le quasi vacanze
postato da lailly alle ore 23:07 | link | commenti (4)
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lunedì, 20 novembre 2006

ieri sera ho fatto la cartella.
con tanto di libri, quaderno, astuccio.
stamattina ho preso l'autobus che ovviamente era in ritardo.
sono entrata a scuola al suono della prima campanella, ma non sono andata dritta in classe: sono passata in aula professori, ho lasciato lì la giacca e ho preso con me il registro di classe oltre a quello del professore. che sarei io.
davvero una strana sensazione.
non ho avuto il tempo di realizzare che stavo entrando in una classe come prof, che ero già lì, con tutti gli alunni in piedi a dire in coro: buongiooooorno professoressa.
ihihih. volevo mettermi a ridere, ma mi sono messa a fare l'appello.
stamattina ho fatto passare cinque classi diverse, per un totale di un centinaio di facce. inutile dire che imparerò i nomi l'anno prossimo.
ma è stato proprio divertente.
ora però sono distrutta.
postato da lailly alle ore 19:19 | link | commenti (3)
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martedì, 14 novembre 2006

barna

mi sono persa una domenica coi fiocchi e il vento caldo. chissà se c'era il vento caldo anche a genova.
per consolarmi sono andata in un luogo magico, non lontano da casa, sopra al lago. sono tornata indietro di dieci anni abbondanti, quando per la prima volta ho osservato il giorno rubare il cielo alla notte senza aver chiuso occhio, avvolta in pesanti coperte di lana in un prato in declivio con una delle vedute più incantevoli del lago, dove i due rami si uniscono, o si dividono, a seconda dei punti di vista.
avevo al collo una sciarpona di lana bianca che avevo cosparso di profumo. un profumo di frutti selvatici, leggermente asprigno, che mi piacerebbe ritrovare perchè sono certa che mi riporterebbe indietro in un batter d'occhio. o di ali.
ricordo di essermi lavata la faccia al mattino, prima di ripartire, con l'acqua della fonte nella piazzetta del paese, un borgo vicino a Plesio, dimenticato e pressochè deserto in una notte di novembre. avevo quindici anni e tutto era così prezioso, unico. forse perchè stavo sperimentando il mondo, con la consapevolezza di farlo per la prima volta.
ero andata con il mio gruppetto di amici dell'oratorio, accompagnata dal prete che poi ci aveva abbandonati lasciandoci in balia di qualche ragazzo poco più grande di noi, e la notte si era trasformata in un divertente gioco di canti a squarciagola, corse nei vicoli silenziosi del paese, intrallazzi amorosi, visite nelle camere dei ragazzi, fino a quando non avevo scoperto questo praticello poco lontano e mi ci ero trasferita ad aspettare il giorno con la guenda, soprannome della mia migliore amichetta di allora. ci eravamo giurate eterna amicizia. non avremmo mai dimenticato quell'alba. e io, in effetti, la ricordo ancora alla perfezione. non so se sia lo stesso per lei, che nel frattempo ha "divorziato" da me, ha giurato eterna amicizia ad una smorfiosetta che l'ha portata nella sua casa in sardegna un'estate, e ora è avanti anni luce rispetto a me, con due bimbe, un fidanzato, una casa.
chissà se lei è mai tornata su quel prato.

postato da lailly alle ore 17:39 | link | commenti (6)
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