RiparoDallaTempesta

"Come in" she said "I'll give you shelter from the storm"
lunedì, 14 luglio 2008

regolarmente venezia si presenta nei miei sogni e lascia un solco sulle palpebre quando le riapro al mattino.
quella di stanotte era una venezia inizialmente notturna: un ramo buio, in realtà un miscuglio tra una stretta calle realmente esistente vicino al palazzo dei pompieri ed un'altra totalmente inventata situata nei pressi di san zaccaria.
sono fuori da un bacareto con gente in piedi con il bicchiere di spritz o di bianco, uno zaino o una specie di valigia appresso, piuttosto di fretta perchè devo passare da un amico che abita lì nelle vicinanze. all'improvviso mi trovo da sola, in un punto della città per cui non ho alcuna coordinata spaziale. dovrei essere tra san zaccaria e riva degli schiavoni, e invece mi ritrovo a camminare in un campo che somiglia a san tomà ma non mi porta nè ai frari nè al traghetto sul canal grande.
cammino per ore. è buio e a fatica riesco a dirigermi in una zona conosciuta: l'oscurità mi fa procedere quasi alla cieca.
gli edifici si diradano, uno strano ponte senza parapetto e largo poco più di mezzo metro viene utilizzato da motorini e biciclette per attraversare un canale che mi separa da uno slargo su cui si staglia un enorme albergo con una magnifica facciata art nouveau, illuminata da decine di lampade. l'effetto è quello di un fondale felliniano unito al grand hotel di tremezzo. scende una pioggerellina fine che rende lucidi i lastroni in pietra d'istria su cui si riflettono i fanali dei motorini. si sta facendo giorno ma c'è parecchia gente in giro. chiedo a un facchino in divisa in quale punto della città mi trovo. sono sempre a venezia, ma si tratta di un'isola a sud est della laguna, vicina all'aereoporto ormai in disuso, su cui però attraccano centinaia di barche di turisti che si mettono disordinatamente in fila su passerelle in legno simili a intricati fili di una ragnatela. è estate ed a questo punto c'è un sole piuttosto caldo che getta ombre nette sulle assi delle passerelle. mi metto in fila anche io, fino a quando scopro che si tratta di una coda per visitare un'enorme chiesa cinquecentesca dalla facciata altissima e larghissima, al cui interno sono apparentemente custodite meravigliose opere d'arte. almeno questo è quanto affermano numerosi cartelli ad uso turistico disseminati nei dintorni. ma io devo tornare a venezia, che vedo in lontananza come una magnifica cartolina circondata dalle alpi innevate, quasi un anfiteatro naturale. l'aria è  cristallina e mi permette di vedere la città da un punto di vista assolutamente nuovo. non avevo mai notato che le isole della laguna assomigliano a quelle delle cicladi, come degli enormi panettoni brulli che entrano nel mare blu.
scelgo di dirigermi verso il centro: la chiesa e i suoi tesori possono aspettare.
tutta questa scenografia si smaterializza. il sogno mi lascia.
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venerdì, 04 luglio 2008

nel mio paesello c'è un'antica piazza, racchiusa tra due esedre e alcuni edifici che avevano funzione di stalla, dove una volta si svolgeva il mercato dei bachi da seta.
questa piazza è cresciuta attorno ed insieme ad un santuario cinquecentesco costruito in seguito all'apparizione della madonna che si presentò su un albero di noce per indicare la strada a due poveri bambini persi nei boschi, figli dei pochi contadini che popolavano quei territori sotto il dominio dei marchesi crivelli.
sono molte le spose non autoctone che ambiscono la piazza e il bel santuario a pianta centrale (progettato da pellegrino tibaldi) come scenario per il loro matrimonio, e fanno sì che vengano costantemente riempiti gli interstizi tra i pietroni squadrati e i ciottoli di fiume con chicchi di riso, oltre che la chiesa con bellissimi fiori.
davanti al santuario ci sono due grandi portici aperti su tutti i lati, coperti da tegole sostenute da enormi travi di legno tra le quali i piccioni fanno il nido, e proprio sotto a uno dei due portici ho assistito stasera all'estate, quella vera, che mi toglie il fiato e mi rapisce nel bello che si ammucchia e fa gara a mostrarsi.
stavo camminando con giotto poco lontano e mi ha incuriosito un rumore, come di una tv a volume altissimo, che proveniva dall'interno della piazza. sentivo musica, e poi vociare di persone. mi sono avvicinata ad un sottoportico che fa da ingresso alla piazza, e ho riconosciuto un ronzio inconfondibile che mi ha portata indietro di parecchi anni, inizialmente, e mi ha trasportato direttamente in una scena di nuovo cinema paradiso. il ronzio era quello dato dalla bobina che scorreva veloce tra una pizza e l'altra di un proiettore, quasi come un rullare dolce di tamburi, che si amalgamava al sonoro del film sparato da un paio di casse ai lati del portico, e che dava magicamente vita alle scene proiettate su un enorme telo bianco. davanti al telo diverse file di sedie di plastica bianca, e sopra alle sedie, le silhouette di una cinquantina di spettatori, incantati nella magia  del film e della notte d'estate.
francis il mulo parlante. questo è il primo film che mi è capitato di vedere in un cinema all'aperto, precisamente all'oratorio, proprio di fianco al santuario. ricordo che era in bianco e nero. ricordo che c'era un mulo che parlava. non so esattamente quanti anni avevo, probabilmente sei o sette, ma sono cose che è difficile scordare. il rumore della bobina e i rumori del mondo che interferiscono liberamente con quelli dei dialoghi e delle musiche.
dolby surround, comode poltrone imbottite, effetti speciali, mega schermi, multisala con popcorn. in realtà la magia di un film viene amplificata dalle zanzare, le stelle in cielo, il caldo appiccicoso e le risate di qualche bimbo unite ai commenti di qualche adulto.
mi sono diretta verso il lungo viale dei cipressi che scavalca un paio di colline con una linea retta. giotto giocava con il suo guinzaglio, uno spicchio di luna sottile appena sopra l'orizzonte aveva proporzioni spropositate, dalla terra già avvolta dall'oscurità spiccavano i moncherini ultracentenari delle statue che si stagliavano sul il cielo più fosforescente di una lampada ultravioletta.
considerando che oggi pomeriggio l'ho trascorso al lago, direi che è stata proprio una bella giornata.
e domani inizio gli orali della maturità.


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mercoledì, 04 giugno 2008

il giro serale con giotto concilia il pensiero.
dopo un fine settimana così intenso e così da ridere come quello che è appena passato, e dopo una camminata in uno dei posti più suggestivi del circondario, mi sento un po' vuota. tanto per cambiare.
il weekend appena passato è stato composto dalle colline trapuntate del montefeltro, una buona dose di polifonia, accento romagnolo contraffatto, scorpioni nella vasca, consoli di san marino degni del miglior assessore alle varie ed eventuali. il concerto è stato solo un pretesto per macinare chilometri sulle strade a curve, osservando il modo in cui i papaveri trasformano l'erba in seta cangiante, e gustando il modo in cui la pasta si accompagna a funghi, salsiccia e ricotta. ma è stato anche un po' tornare in gita scolastica da protagonista. che la gita dal punto di vista del prof non è così divertente.





a proposito di gite, ieri ho fatto l'ultima gita da prof di questo anno scolastico, alla volta di san pietro al monte a civate, un gioiellino romanico appollaiato su un dosso erboso che come un terrazzo esposto a sud si affaccia sul panorama mozzafiato dei laghi della brianza. ho giocato con i numeri (uno, due, tre, quattro, nove, dodici) e ho sconfitto un enorme drago rosso che trascina con la sua coda le stelle del cielo e alcuni angeli in picchiata, mentre altri angeli guerrieri lo infilzano con lance in tutta la sua lunghezza.
 
 
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martedì, 06 maggio 2008



sento le note ancora risuonare in un lontano accordo, e ho ancora il colore negli occhi di quella nuvola dorata che avvolge di luce l'Assunta.
cosa può volere in più una persona?
le note del vespro della beata vergine, composto da monteverdi che riposa tranquillo da quattro secoli qualche cappella a sinistra dell'altare maggiore su cui si staglia imponente la prima grande opera pubblica di tiziano, che con il suo gesto ci porta tutti più in alto, proprio verso quella luce dorata.
altro che sindrome di stendhal.
c'è da impazzire.
c'è da impazzire all'idea che in quattro giorni sono stata sommersa da una bellezza onnipresente, e ora...
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giovedì, 14 febbraio 2008

solo perché sai cos'è lo spleen andresti sposata




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martedì, 20 novembre 2007

Chicca recente che vince il premio "macchebbellebanalità" in TERZA LICEO, parlando di Wiligelmo e Antelami, scultori del Duecento, da mettere a confronto attraverso i rispettivi rilievi con Storie della Genesi e Deposizione dalla croce

Le due lastre hanno in comune il tema sul quale vertono, ovvero la religione, quindi Dio, che in quel periodo era il personaggio più importante.

Questa invece del gigione con l'apparecchio che l'anno scorso, in prima, parlava di sostanze carcerogene nelle tombe di tufo degli etruschi, e quest'anno ci dà prova della sua profonda conoscenza della genesi ed evoluzione della basilica paleocristiana:

All'inizio le basiliche erano in stile paleocristiano che poi si è evoluto nel tempo e veniva usato, per fare affreschi o dipingere vetrate, lo stile pagano, con delle interpretazioni diverse ed è costruita con una struttura pagana, poi col tempo cambiò struttura.

Piuttosto macabre, infine, le definizioni di "cripta":

Luogo sotto l'altare dove si tenevano le parti del corpo dei martiri

Luogo dove era custodito il cadavere del santo

Parte sotterranea della chiesa dove venivano posti i cadaveri

Si trova sotto le chiese romane
(??) es. S. Ambrogio (??), ed è un luogo dove vengono sepolti i preti o persone ecclesiastiche
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lunedì, 02 luglio 2007

una domenica mattina assolata e deserta si è conclusa davanti a un piatto di ciliegie, con due rose bianche e una blu, in una casa di nonni piena di centrini e vecchie fotografie appese alle pareti. ho visto posare con leggero imbarazzo una giovane sposa con velo e crinoline e un bel ragazzo impettito nel suo abito della festa. ho sfogliato le pagine di un album conservato sulla credenza del salotto come un antico reliquiario sulla mensa di un altare, saltando tra i decenni, ammirando signorine sorridenti con cipria e rossetto in perfetto stile telefoni bianchi, facendo l'occhiolino a improbabili costumi da bagno e cappellini su spiagge ancora deserte, sedendomi sul terrazzo della casa al mare che era così spazioso.
ho perso tutti i miei nonni, alcuni prima che potessi rendermi conto di averne, altri quando ancora non avevo realizzato quanto fossero preziosi, ma ieri mi è parso di averne trovati di nuovi nel paese delle mele.
hanno un odore tutto loro, i nonni. un po' come quello dei bambini. sanno di naftalina e caramelle allo zucchero, con il soggiorno immacolato e che vergogna ricevere questa bella signorina in cucina così, mentre stiamo ancora finendo di pranzare.. almeno la tovaglia ha dipinti tutti i frutti che uno vorrebbe avere in tavola: le fragole, le ciliegie, le mele, le banane. e le ciliegie si mangiano "con gli ossi", che ho sentito che fanno bene, e così non si butta via niente. dieci a me, dieci a te.
i nonni hanno sempre due gingerini nel frigo, che non si sa mai chi viene a trovarci. e le nonne danno sempre la mancia, magari scrivendo su un bigliettino, con la loro calligrafia tremolante, dieci euro per il compleanno e cinque euro per l'onomastico.

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mercoledì, 07 febbraio 2007

ogni tanto mi incanto nell'osservare la delicatezza di qualche mia alunna. vorrei avere ancora sedici anni. mi faccio trasportare dalla loro fragilità, quando le interrogo e si avvicinano a me con le loro collanine, i jeans stracciati e polvere di ombretto sulle palpebre, mentre si stropicciano le mani e mi guardano con gli occhi grandi, un po' timorosi. giocano a fare le donne. arrivano a scuola ben curate, la pelle bianca, ogni dettaglio a posto, mentre io non sono nemmeno sicura di avere le lenti a contatto o gli occhiali.
adoro quando ragazzi e ragazze mi guardano a bocca aperta mentre li introduco a piccole verità che a me sembrano così banali: a loro aprono tutto un mondo nuovo. non me ne accorgevo quando ero io a occupare il banco e non la cattedra, ma a volte vorrei fare una fotografia di quello che vedo da lì mentre spiego.
certo, non tutti i momenti sono idilliaci come questo. ma non sono la fatina turchina con il flauto magico.
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lunedì, 06 novembre 2006

questa sera sono stata a trovare peppo, il mio prof di disegno del liceo, con il quale sono ancora in contatto.

credo che tutti abbiano avuto almeno un professore, durante gli anni della scuola, dal quale sono rimasti affascinati. forse non tutti hanno avuto un professore che ogni tanto li invita a casa una domenica sera, o un pomeriggio qualsiasi, come vecchi amici, per fare quattro chiacchiere e tenersi aggiornati sulle rispettive vite.

è un omino piuttosto piccolo, sempre vestito di nero, tanto che qualcuno lo scambia per un becchino. indossa sempre un cappello a falde nero e anfibi troppo grandi per la sua corporatura gracile, oltre ad un toscanello quasi nero che fuma di tanto in tanto. rimasto uguale negli anni, non l'ho mai sentito alzare la voce, non ha mai dovuto alzare la voce.
la sua saggezza è tanto grande quanto è grande la sua umiltà.
ha delle belle dita nodose, con le quali teneva il pennello in un modo tutto particolare. sono anni che non lo vedo più con un pennello in mano, essendo anni che ho finito il liceo, ma ricordo ancora alla perfezione come si comportava, mentre girava tra i nostri cavalletti nelle adorate ore di disegno dal vero, proponendo consigli e spunti per le nostre piccole grandi opere d'arte. non lo afferrava con forza: lo accarezzava gentilmente, allo stesso tempo con sicurezza, e tracciava linee esperte e tremolanti, che racchiudevano in un contrasto tra il bianco del foglio e il nero della china una quantità di sfumature sorprendenti.
non ha mai messo paletti ai suoi studenti, anzi li ha sapientemente diradati, aprendo strade che intuiva in ciascuno di loro, facendo loro assaggiare a piccoli bocconi la complessità dell'arte, la complessità della vita.

peppo mi ha fatto amare la china nera, la durezza del segno di una xilografia, il miracolo della stampa fotografica in bianco e nero. mi ha insegnato a guardare dentro alle cose. anche alle più piccole. a collegare l'arte disegnata con quella pensata, la letteratura con la filosofia. mi ha sussurrato con modestia e generosità quanto sia importante esprimere il proprio io, non importa come, e nemmeno perchè.
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giovedì, 24 agosto 2006

il sole, il sonno e la grandine

la casa sembra sempre più grande, o più piccola, al ritorno da un lungo viaggio.

l'estate pare scomparsa all'improvviso. ad accogliermi una sonora grandinata a bordo dell'aereo appena fermato in pista, con i sandali (quasi) nuovi che assaggiano l'acqua. il cielo da sopra e poi da sotto è così diverso.

piccoli grandi cambiamenti di rotta negli ultimi giorni. vi avevo lasciato a baeza, e a baeza ho lasciato buona parte delle foto. puff. scomparse. è stata una botta, spero di recuperarne il più possibile dai compagni di viaggio, maledette camere digitali.

dopo baeza, dove mi ha rimorchiato emilia, la fanciulla spagnola dell'internet cafè, sono partita per cordoba, ultima tappa prima dell'aereo a madrid. lì ho incontrato 5 pazzi in pulmino da rimini, mentre ero alle prese con una bottiglia congelata di "nestì" che cercavo di versare in un bicchiere, seduta ad un tavolino di un lunedì pomeriggio andaluso.

nel loro appartamento ho cucinato e mangiato pasta, ho riso, cantato, suonato, ricevuto proposte indecenti, come quella di fare una piccola deviazione a valencia. e così il giorno dopo abbiamo macinato centinaia di chilometri insieme, diretti alla playa, sul loro pulmino spazioso. quando si dice  lasciarsi trasportare dagli eventi.. è quello che ho saputo fare meglio. l'ho imparato giorno dopo giorno. e sapete una cosa, è una sensazione meravigliosa.

cavalieri divertenti, mi hanno accompagnato nell'ultimo giorno del viaggio, cercando di scacciare la tristezza per il ritorno imminente, coccolandomi come solo 5 ragazzuoli possono coccolare una chica che viaja sola.

ora sono qui con la pelle scura, uno zaino quasi vuoto, cartoline da imbucare, poche foto da riguardare. gli occhi stanchi, il fuso orario della spagna, la guida pastrugnata con sottolineature, asterischi, punti esclamativi, nuovi nomi e indirizzi. e molto molto altro. ma lo racconterò un po' per volta, che è ora di fare lindos suenos.

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martedì, 15 agosto 2006

bollettino n. 2

sto facendo i conti con un sacco di cose, dai giorni che mancano alla fine della vacanza - sigh - ai soldi che iniziano a scarseggiare, agli amici che ho trovato sulla strada ed a quelli che ho dovuto salutare.

inutile dirvi che sono un po' triste, perche` avevo trovato dei compagni di viaggio meravigliosi ma stanotte mi e' toccato salutarli. abbiamo diviso la macchina, la tenda, le risa isteriche alle 7 del mattino aspettando l'autobus per tornare al campeggio, i biscotti ai datteri, l'argilla di tarifa spalmata sulla pelle per renderla piu` bella, un'enorme padella di paella, gli abbracci.

ora proseguo il mio viaggio piu`o meno solitario, anche se in realta`un amico del gruppo - che tralaltro e`stato l'artefice dell'incontro - e` restato a malaga, almeno per oggi.

stanotte dormiro` in un letto vero, con tanto di materasso e una stanzina tutta per me in una residenza universitaria piuttosto sciccosa appena fuori da plaza de la constitucion. 33 euro non è un prezzo molto economico, ma qui a malaga c'e` la feria e tutti i prezzi sono altissimi. se non avete idea di cosa sia la feria, immaginatevi una sagra di paese con bancarelle, tendoni per mangiare ogni ben di dio, giostre, pupazzi, musica, zucchero filato. poi moltiplicatelo per mille e ancora siete lontani, perchè dovete aggiungere le niñas españolas vestite da piccole ballerine di flamenco, che si aggirano tra passeggini e lecca lecca come fossero piccole principesse.

riepilogando, dopo sevilla sono andata a cadiz, in un fantastico ostello decadente che per soli 12 euro mi ha garantito un lettino, un enorme bagno degli anni '40 che serviva all'intera balconata, e quattro amici nuovi di zecca. non ho fatto in tempo a posare lo zaino in camera che ho ricevuto da davide, napoletano doc, la proposta di andare al mare insieme a tre suoi amici (che ho poi scoperto aveva conosciuto la sera prima).
quegli stessi tre amici, emil, eli e marghe, mi hanno dato un passaggio verso sud il giorno dopo e ci siamo fermati a los caños de meca, in una fantastica spiaggia vicino al faro di trafalgar. vi do un consiglio: se volete andare in spagna al mare lasciate perdere la costa del sol, e scegliete la costa de la luz. non fate l'errore di non fermarvi a los caños, un ex rifugio di hippie dove si respira ancora una certa atmosfera alternativa. se riuscite, montate una tenda tra le dune della spiaggia e passate la notte sotto la luce della luna piena. al vostro risveglio tuffatevi nel mare (nudi o con il costume, a vostra discrezione) e lasciatevi cullare dal vento e dalle onde.
proseguendo verso sud siamo finiti al camping paloma di tarifa, vicino alla grande duna che ti fa sembrare un po' in mezzo al deserto, dove un vento impossibile gettava incessantemente in faccia minuscoli granelli di sabbia. abbiamo fatto i fanghi in spiaggia, non siamo andati a dormire prima delle 7 del mattino, abbiamo conosciuto camerieri andalusi di un certo spessore folkloristico.
e l'africa e` proprio li` davanti a te, una presenza discreta e ingombrante allo stesso momento, si intravede come un ologramma quando il vento lo permette.
ieri siamo passati da gibilterra. un universo parallelo. british. davanti al marocco. scimmie in cerca di noccioline, massicci calcarei a picco sul mare, jet che partono dietro le sbarre del passaggio a livello.

ora torno nella confusione della feria. a presto queridos.

(mi scuso con quanti non ricevono risposte ai miei messaggi, ma sono in economia anche con il cellulare).

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domenica, 23 luglio 2006

un paio di cosucce, mentre ho la pancia gonfia di anguria e aspetto che si liberi un po' di posto per un sano gelato alla frutta, la temperatura dell'aria è di boh saranno un sacco di gradi celsius e tutto è silenzio.

da due o tre giorni vedo il mondo esterno a pixel, merito di simpatiche zanzariere aggrappate alle finestre che forse non sono così romantiche come quella dell'ikea a baldacchino sopra al letto ma mi permettono di stare al pc la sera con la finestra spalancata e, volendo, anche la lampadina accesa. non che adesso sia sera o abbia lampadine accese, ma i pixel si notano meglio di giorno.

groupie. in questi giorni mi sono chiesta se tale definizione possa essere appropriata all'attività che ho svolto da domenica a giovedì, intenta a inseguire per la penisola un certo signor bob e il carrozzone che si porta dietro da innumerevoli anni. dopo lunghe riflessioni, sono arrivata alla conclusione che no, non sono esattamente una groupie, perchè ciò comporterebbe l'aver ricambiato "in natura" certi favori e privilegi che invece non ho ancora capito perchè mi vengano accordati. fatto sta che il signor bob non me l'ha mica cantata blind willie mctell, almeno non nelle due date che ho seguito.

concerti a parte (che tanto tutti mi dicono che sono una fanatica e basta con questo booob), il peregrinare per lo stivale si è rivelato particolarmente divertente grazie alle diverse personalità di spicco che ho incontrato. non parlo di francesco rutelli e nicky vendola, rispettivamente presenti a roma e a foggia un paio di file avanti alla mia, ma di personaggi di spessore ben più elevato, che mi hanno fatto sentire a casa mia in una città dove peraltro mi sento già a casa (dovrei seriamente pensare ad un eventuale trasferimento??). lo sapete di chi sto parlando.

nonostante non mi sovvenisse all'istante il significato della misteriosa espressione "pachino", non conoscessi il prelibato estivo gusto di un sano "tropical", non riuscissi a immaginare come fosse un "caffè al ghiaccio", mi avete cullato, accompagnato, ospitato, pranzato, dormito, spetasciato, regalato, sorriso, abbracciato, gelato (con la panna gratis). 

grazie

sabato, 20 maggio 2006

oltre ai grilli e ai profumi di erba tagliata, oltre alle piante che traboccano di fiori di sambuco ed al cielo carico di soffioni, mi ero dimenticata una delle trovate più meravigliose dell'estate: le lucciole. stasera camminavo inebriata dalla novità della notte tiepida e ho visto tutto ad un tratto una lucina verde che brillava per aria, seguendo rotte intricate e mutevoli, soffermandosi in prossimità di una foglia o di un muretto. l'ho seguita per un po', finchè lei è andata per la sua strada, ed io per la mia. avrei voluto prendere un vasetto di vetro e racchiuderla per farmi strada, con la sua lucina, tra i sogni di questa notte, ma ho pensato che dopotutto se ne sta meglio ad annusare l'estate che avanza ed il fresco che sale dai campi, magari insieme ad una sua amica altrettanto sbrilluccicosa.
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mercoledì, 08 marzo 2006

scrigno veneziano

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mercoledì, 22 febbraio 2006

pendolibro

Oggi ho finito il mio primo pendolibro, neologismo coniato in questo istante per identificare un libro letto sul treno mentre vado/torno a/da milano. sarebbe un peccato non sfruttare tutte queste ore buttate via a spostarmi dal paesello alla grande città.

(ringrazio il cielo di essere sfuggita a questa tortura durante l'università)
(preciso anche che non so quanto tempo riuscirò ad andare avanti in questo modo).

il pendolibro naturalmente non deve essere un mattone tipo un trattato del 1835 sull'influenza del disegno bolognese del seicento nelle incisioni venete degli alunni di molmenti, perchè altrimenti alla prima stazione dopo la partenza cadrei in uno stato comatoso irreversibile.

il pendolibro della settimana è stato un modesto tascabile feltrinelli, amrita di banana yoshimoto per la precisione, acquistato mesi fa per un euro su una bancarella dell'usato. a parte il fatto che mi ha ricordato un sacco la mia cara ex coinquilina romagnola cinzia detta mascia (soprannome residuo del grande fratello dell'annata di convivenza) che dopo una laurea in giapponese si è trasferita a tokyo o comunque da quelle parti lì (beata lei!) segnalo una frase che mi ha colpito alquanto (mentre tutto il resto del romanzo l'avrò dimenticato entro la fine di febbraio):

La bellezza è prendere qualcosa nelle mani, e poi lasciarla andare. Non si possono afferrare con forza il mare e il sorriso degli amici che se ne vanno lontano.

Ecco, pensavo potesse piacere anche a voi. sì è seria ma è bella.

 

postato da lailly alle ore 22:11 | link | commenti (7)
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mercoledì, 15 febbraio 2006

non pensavo assolutamente di respirarlo così a pieni polmoni, questo spirito olimpico di cui si sente tanto parlare in tv in questi giorni, ma non c'è come averlo attraversato quasi per caso in questi due giorni per esserne stata completamente rapita, riempita, travolta.

che io scio da quando ho sette anni, ma non mi ero mai sognata bode miller, e invece stanotte è successo anche questo. merito della giornata trascorsa insieme alle tappe della combinata, alle 12 la discesa libera, alle 5 la prima manche e alle 7.30 la seconda manche dello slalom speciale. con le reti azzurre che segnano la pista, i cappelli arancioni degli animatori, la voce limpida dello speaker, i campanacci dei tifosi rumeni, le bandiere sventolate tutte insieme.

poco importa se giorgio rocca non ha preso nessuna medaglia, mi sarebbe dispiaciuto di più se l'avessi seguito in tv. ma lì è tutta un'altra cosa. un po' perchè intanto ti devi abituare alla velocità spaventosa a cui scendono questi armadi, che in tv non si capisce proprio un bel niente,  e un po' perchè la gara in sè non è poi così importante. è una grande festa.

e ti sorprendi a fare il tifo per il discesista brasiliano di rio de janeiro che non ho ben capito dove abbia trovato la neve per allenarsi.

e ti dispiace vedere walchhofer così

del resto è tutto un miscuglio di grandi emozioni che una esce un po' frastornata, felice, stanca, agitata, e appagata. perchè basterebbe così poco a vivere tutti insieme felici e contenti. non è una banalità, è quello che ho avvertito in questi giorni.

dite che l'ho vinto io il premio come miglior "striscione" delle olimpiadi??

altre foto le trovate qui

postato da lailly alle ore 23:28 | link | commenti (5)
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domenica, 12 febbraio 2006

Stasera ho fatto il pieno. Di emozioni, di lacrime, di tenerezza, di buon cibo indiano, di ricordi, di affetto. Non riesco a smettere di piangere, è un pianto intenso,  sento che può farmi bene una volta fatto un passo in avanti. Non è stato semplice, ma ringrazio Dio per avermi fatto trascorrere questa serata in questo modo. Non sapevo di poter amare una persona con questa intensità, anche ora che appartiene al mio passato. O forse non mi ero accorta di quanto questa persona sia radicata dentro di me, al punto di non avvertirla quasi più come altra, ma come parte di me stessa.

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giovedì, 26 gennaio 2006

o gondolier (con la "E" aperta)

direttamente da venessssia...

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categorie: perle, venezia