RiparoDallaTempesta

"Come in" she said "I'll give you shelter from the storm"
martedì, 19 agosto 2008

foto dell'estate


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categorie: le foto, summer days, la ila, take me on a trip
sabato, 16 agosto 2008

notte insonne e affamata

sto perdendo il conto dei giorni, delle ore, delle stagioni. là estate qui autunno domani bagno al lago stasera prima freddo poi vento tiepido con la luna piena che filtra dalle nuvole, dalla scalinata della rotonda, la stessa luna che qualche giorno fa sorgeva non ancora piena dietro la collina di prospect park in faccia a dylan e ai piedi di un milione di stelle.



il jet lag fa parte dei souvenir che uno si porta dietro dalle vacanze. bene non riuscire ad abituarsi in fretta, dà l'idea della distanza che si è coperta, perchè in effetti ero distante. talmente distante che ho imparato a comporre le vocali accentate con l'apostrofo e a digitare la chiocciolina schiacciando maiuscolo+4 e ancora fatico a riprendere l'abitudine. talmente distante che ora ho una fame che ho tenuto a bada con patatine fritte insieme a paolo e un grappolo d'uva bianca gigante, ma che so che mi terrà sveglia fino alle quattro, fino a convincermi di piazzarmi sul divano a guardare qualche gara di qualificazione di lancio del peso in diretta dalla prima mattina di pechino.
le foto non sono mai abbastanza, almeno non tante quante quelle che ho registrato nel mio cervello.
io e jefferson nel giardino della house of the seven gables a salem, paese pieno di streghe cacciate e di musei sulla caccia alle streghe, case coloniali e parchi con spettacoli di danze ucraine messe in scena da piccole bimbe con mattarello e costume tradizionale.



le serate passate a discutere del terzo significato della vita, anche se non ricordo esattamente il secondo, e il ritorno a boston dopo quei dieci giorni di new york che hanno fatto sembrare la prima un paesino di campagna rispetto alla seconda.

guardo e riguardo il video di roberto che fa finta di parlare italiano: mi vengono le lacrime dalle risate e dalla nostalgia di tre città che ho vissute tutte dall'inizio alla fine. mi viene in mente la scenetta che abbiamo fatto alla biglietteria del museo di toronto: lui studente italiano di napoli che ha dimenticato il tesserino e non parla inglese, e io studentessa italiana di venezia che mendica uno sconto studenti per entrambi con il vecchio tesserino della mia università. il tutto per risparmiare due miseri dollari. sarebbe stata da filmare. la serata passata tra i dischi di tomaz e in bici con doug attraversando la città da sud a nord, dal lago al diner, concludendola con un sano sandwich con tanto di patatine fritte pucciate nel gravy.



o ancora mi viene in mente la serata a bloor street ascoltando le variazioni goldberg sul marciapiede su cui glenn gould sarà passato centinaia di volte prima e dopo averle suonate e registrate, finita alle quattro del mattino passando da bach a dylan a una gloomy sunday improvvisata e a decine di altri pezzi ascoltati sul divano senza che il sonno ci ordinasse di andare a dormire.

la spiaggia di nudisti gay dell'isola di toronto è stata un'esperienza, insieme a robert&robert, con le nostre belle bici e l'idea di fare un bagnetto nel gelo del lago ontario, dopo aver ascoltato accuratamente una coppia sui 50 anni, lui di origine italiana, lui di origine non si sa, mandarsi a quel paese con selezionate parole in dialetto misto calabrese e canadese.



il film in bryant park con jason leah kate e felton ed il grattacielo di renzo piano sullo sfondo e i tavolini pieni di cibo messicano, cracker e formaggio arancione, ananas e mirtilli, o ancora l'ultima cena newyorkese della bea che si è concessa (ed io con lei) un sano hamburger con patatine in un diner poco lontano da union square e che si è conclusa con una porcata degna dell'america a base di fonduta di cioccolato con frutta e marshmallow caramellati all'istante.




la gita a ellis island e liberty island della prof ila con la collega prof franci e alcuni alunni a new york per imparare l'inglese, con un cielo da film e i grattacieli di manhattan come tanti omini immobili ammassati per farsi ammirare tra i nuvoloni bianchi e l'acqua.



il viaggio di ritorno è stato triste come ogni viaggio di ritorno in cui non si vuol tornare. ma voglio tenere da conto l'oceano come specchio d'argento che riflette la luna e le finestre dei grattacieli di boston che brillano più delle stelle, un film ambientato a new york nei posti in cui ho camminato fino al giorno prima, un paio di canzoni che suonano continuamente nella mia testa ancora prima di suonare nelle orecchie, un'ultima cena con jefferson nell'ultima bettola del porto di boston che resiste imperterrita all'avanzare dei grattacieli tutto intorno.


postato da lailly alle ore 03:20 | link | commenti (3)
categorie: le foto, summer days, la ila, seems like only yesterday, take me on a trip, whatll you do now
mercoledì, 13 agosto 2008

due stelle cadenti ed altrettanti desideri espressi, una ventina di aerei sopra la mia testa e bob dylan e la sua band in prospect park, brooklyn. non male come ultima sera a new york.

vorrei fare ancora un milione di cose in questa citta' e in questa parte del mondo piu' in generale, ma mi resta solo il tempo per preparare un'enorme valigia, prendere un autobus per boston da chinatown (sono i piu' economici e non voglio sapere perche'), cenare con jefferson e salire su un paio di aerei.

oggi giro per harlem, shopping vario, mi sono quasi fatta fare le treccine africane nei capelli, sono entrata in punta dei piedi nel mondo di louise bourgeois al guggenheim e poco altro. che non e' poco.

da domani la niuiorchese torna al paesello. una sorta di ellis island al contrario. e  ne parlero' , di ellis island. che in qualche caso bisognerebbe imparare da questi americani.

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categorie: bob dylan, frenesia, la ila, take me on a trip, whatll you do now
martedì, 12 agosto 2008

la fine del viaggio e' molto vicina e new york ha assorbito moltissime energie che non ho potuto usare per scrivere. i pensieri sono stati tanti, le parole da fermare ancora di piu'. gli occhi si sono riempiti di decine di opere d'arte, migliaia di persone formichine brulicanti per le strade, centinaia di grattacieli azzurrini verso i quali alzare lo sguardo.

andando a ritroso.

stasera cinema all'aperto in bryant park, sulla 42 strada, quasi rovinato da un temporale mattutino, ha solo fatto si' che il prato fosse chiuso perche' inzuppato e che noi ci sedessimo ai tavolini verdi che circondano il fazzolettino di erba. robert redford e' molto affascinante come candidato al senato per la california, e fa un certo effetto guardare la faccia sullo schermo in una specie di drive circondato da grattacieli illuminati e dalle luci della citta' che intorno continua a correre.

la giornata pero' e' stata dedicata prevalentemente a salire e scendere dalla subway, il 7th train, una sopraelevata che ti permette di fare il giro del mondo nel queens in un paio d'ore. dalla cina al vietnam passando per l'india, l'irlanda e l'america latina. rumore costante dello sferragliare dei vagoni sospesi sui lunghi ponti in ghisa verde, profumi di spezie e vetrine scintillanti, tentazioni culinarie dietro ogni angolo, ideogrammi cinesi, graffiti e cisterne d'acqua sui tetti piatti incatramati. e manhattan sullo sfondo, al di la' del fiume.

ieri  domenica dedicata al vangelo, ma quello cantato nel mio quartiere. le funzioni protestanti durano due ore e mezza. per forza che hanno inventato i gospel. unica bianca tra i banchi stracolmi di donnone nere con l'abito della festa e le voci piu' sensuali e morbide che abbia mai sentito dal vivo, mi sono resa conto che andare in chiesa e cantare e' davvero una gioia. dovrebbe essere cosi' dappertutto. il reverendo, ovviamente nero, era un incrocio tra 2pac e un presentatore tv, grande oratore, nel suo quasi rap sul tema della pace intercalava ei-men e citazioni dal vecchio testamento, e lasciava volentieri spazio al coro in tunica bianca diretto da un incrocio ispanico-africano con baffetti alla clark gable e accompagnato da un organista molto simile a stevie wonder nell'approccio alla tastiera. una sorta di grande show della domenica, in cui il pubblico applaude costantemente e si scatena alle parole 'amate gesu'' o 'thank you lord', muovendo la testa su e giu' e rispondendo ad alta voce con un 'right' 'thatstrue' 'yougotit' and so on.

subway per downtown e frick collection nel pomeriggio, con un paio di tiziano, il tommaso moro di holbein e il san francesco che riceve le stigmate di bellini da togliere il fiato. tutti nella stessa sala. non contenta (e per scappare dalla pioggia) visto anche il whitney museum: arte americana di alto livello, con diversi hopper degni di nota, non fosse altro che per la sospensione del tempo che catturano in quegli interni e esterni cosi' americani, come se qualcosa fosse sempre in procinto di accadere ma non accade mai.

puntata a casa di kate, amica di jason e leah, sull'85 strada vicino alla lexington ave, seguito da un curry ultra super mega spicy al thailandese li' vicino. riparlero' del cibo e proseguiro' questo viaggio a ritroso, probabilmente da casa. e' l'ora di dormire, che domani si tenta dylan a brooklyn.  

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categorie: la ila, take me on a trip
giovedì, 07 agosto 2008

nyc

sono rimasta un po' indietro. nel frattempo ho preso un altro aereo e sono atterrata a new york. fa un certo effetto scrivere "sono a new york". fa molto figo soprattutto. perche' a new york tutto e' figo, tutti sono cool, ogni posto e' IL posto e anche se non ci sei mai stata ti senti a casa.

piu' precisamente la mia casa e' harlem, e faccio la pendolare a downtown ogni mattina. ieri sera sull'autobus per il ritorno (che e' piu' figo della metropolitana, se non altro perche' si vede cosa ti circonda) ero l'unica bianca. me ne sono accorta dopo un bel po', ma alla fine ho capito perche' tutti mi guardavano incuriositi...

oggi tappa al MET che ovviamente non ho finito di vedere, complici un contrattempo e un orario di chiusura scandaloso ( si puo' sbattere fuori la gente dal museo alle 5.15 del pomeriggio?). forse ci tornero' un altro giorno, se avro' finito la lista di cose da fare prima di mercoledi' prossimo. domani sono incerta se puntare sul MOMA o su qualcosa di piu' raccolto, come la frick collection o il guggenheim. andro' dove mi porta l'autobus.

ad ogni modo spero di smaltire le calorie che sto ingerendo soprattutto ultimamente. ieri sera un bel piatto gigante di nachos con chorizo e stasera con la bea in un diner a mangiare la sua ultima cena americana (ovviamente a base di hamburger e patatine), seguita da una cosa che mi vergogno a scrivere... c'e' questo posto attaccato a union square dove la cioccolata scorre a fiumi e si puo' ordinare la fonduta di cioccolato con banane fragole e marshmallow da scaldare sulla fiamma e intingere nel caramello. ebbene si', l'ho fatto anche io. il risultato e' una nausea per qualsiasi cosa abbia a che fare anche solo minimamente con il cioccolato (pure la carta stagnola) ma un pancino soddisfatto di tutte queste goloserie. del resto sono a new york... non posso di certo perdermele.

ho avuto una gloomy sunday, un gloomy monday e pure tuesday, ma mi sto impegnando per non pensarci troppo. del resto fa parte della bellezza del viaggio.

bene e' ora di dormire, domani altra giornatuccia pesante. spero di fare un salto a brooklyn.

 

postato da lailly alle ore 07:39 | link | commenti (3)
categorie: la ila, take me on a trip, best food ive ever had
domenica, 03 agosto 2008

non dimentichero' facilmente la serata passata a girovagare in bici con dug per toronto dopo una puntatina a casa di thomas, entrambi amici di roberto, con la collezione di vinili e cd piu' impressionante che abbia mai visto. davvero, non avrei potuto chiedere di meglio. due fanatici di dylan, uno dei quali e' un intellettuale tendente al nerd, figlio di immigrati portoghesi, amico di feist e di un sacco di altri musicisti di toronto, mentre l'altro e' il classico canadese dei miei sogni (ma esistono i classici canadesi?), della serie che se solo non vivesse in canada me lo sposerei subito, ovviamente musicista, molto carino. mi ha proposto una serata a base di bicicletta, andando da ovest a est, da sud a nord, passando per la ciclabile in riva al lago ontario, un luna park chiuso, un ritrovo di veterani e i padiglioni della fiera di toronto con la CN tower colorata di lilla sullo sfondo. siamo finiti in un 'diner', uno di quei posti che si vedono nei film, aperto 24 ore su 24, con il bancone e gli sgabelli allineati, i menu' unti come i piatti elencati, la tv accesa e una strana fauna di nottambuli. mi mancheranno anche le notti d'estate a toronto tra un paio di giorni..
postato da lailly alle ore 07:58 | link | commenti
categorie: summer days, la ila, take me on a trip
giovedì, 31 luglio 2008

racoons

eh gia', ieri sera ho visto un bel procione che frugava nella spazzatura. potresti scambiarli per gatti con delle magnifiche codone a righe, ma sono leggermente piu' grandi e soprattutto non sono molto friendly (almeno quelli che vivono in citta'). uff avrei tanto voluto prenderlo in braccio ma e' scappato, e roberto dice che sono un po' cattivi (oltre che un po' sporchini). mi mancano le puzzole i castori e gli orsi dopodiche' sono a posto, ma ho come l'impressione che qui a toronto sara' piu' difficile vederne.. intanto io continuo a macinare chilometri sulla bici. ieri sono passata davanti al rogers stadium c'erano i bagarini che vendevano biglietti per la partita a 10 dollari. non sono ancora salita sulla seconda torre piu' alta del mondo ma penso che lo faro' uno di questi giorni.
postato da lailly alle ore 21:12 | link | commenti
categorie: la ila, take me on a trip
mercoledì, 30 luglio 2008

trono

si' eccomi a trono, un ammasso di edifici bassi intorno al downtown grattacielico che a seconda della zona ti faranno sembrare di essere in qualche altra parte del mondo con un sacco di scritte colorate, merci di ogni genere ammassate, gente di ogni etnia che non ti fa sentire una straniera, perche' i canadesi sono al 70% stranieri. stavolta e' robertino che mi ospita, un incrocio tra una mamma venezuelana e un papa' ebreo polacco emigrato in america durante la guerra, che ho conosciuto insieme al suo amico jesse a venezia otto anni fa. giusto per restare nella norma. adoro i canadesi perche' usano la bicicletta per andare in giro dappertutto, infatti ieri ho passato in bici quasi 5 ore, e il programma per oggi non sara' molto diverso. a toronto c'e' la torre piu' alta del mondo che svetta su ogni edificio, in particolare sulle casette a due piani con portico e giardinetto che si susseguono una a fianco dell'altra in un reticolato infinito di strade. praticamente e' impossibile perdersi: con il lago ontario che sembra un mare inquinato da una parte, e con il nome di un paio di strade, basta andare sempre dritti e prima o poi si incrocia quella che si stava cercando. forse l'america e' proprio questo. non so. anche perche' qui sono in canada, e l'altra citta' che ho visto fino ad ora in questo viaggio e' boston, un'eccezione dopotutto. mi manca boston, mi manca la compagnia di jefferson, ma succede sempre cosi' quando si va da un posto all'altro e ci si era abituati bene. e' bastata gia' la giornata di ieri per farmi ambientare un pochino. ieri ho incontrato un personaggio, amico di robertino, sulla spiaggia del lago ontario, che merita di essere nominato. appena ho il link dei suoi video lo incollo.
postato da lailly alle ore 15:29 | link | commenti (2)
categorie: la ila, take me on a trip
lunedì, 28 luglio 2008

one penny for your thoughts

eccomi con la puntata numero uno del mio trip.

a dire il vero ho l'aereo tra un paio d'ore e devo passare da casa di jefferson a prendere la valigia, e soprattutto ho l'aria condizionata della boston public library di north end sulle spalle per cui non so quanto tempo resistero' qui a scrivere.

da dove inizio? sono gia' volati 5 giorni, la prima tappa bostoniana si sta per concludere e sono proiettata verso il canada. a casa di jefferson mi sono sentita molto a casa, non fosse altro che e' nel cuore della little italy di boston, con tanto di statue processionali di san giuseppe a cui vengono attaccati bigliettoni verdi e che vengono portate a spalla per hannover st., tra bancarelle di arancini e calamari fritti nella migliore tradizione italiana.

ho sentito l'inno americano almeno una volta ogni giorno, suonato dalla banda, dall'orchestra della marina davanti al municipio di boston e non so da chi altro, e ovviamente c'e' una bandiera a stelle e strisce ogni cento metri.

ieri ero a harvard, dove ho deciso che faro' il mio dottorato per scoprire il significato di alcune decorazioni di soggetto palesemente veneziano nella boston public library. ho gia' scelto il dormitorio che si affaccia sul parco e mi basta fare domanda sono sicura che verro' presa.

l'altro ieri invece sono stata in un altro posto molto veneziano, l'isabella gardner museum: una collezione di questa sciura americana che ha fatto costruire un vero palazzo veneziano a boston e lo ha riempito di un sacco di cianfrusaglie di grande valore, tra cui anche il ritratto di tommaso inghirami by raphael e un ratto d'europa di tiziano. ma la palma di migliore mostra, almeno tra quelle viste fino ad ora, va a una magnifica 'da el greco a velazquez' con capolavori assoluti della pittura spagnola del siglo de oro, al boston museum of fine arts. 

di certo non dimentichero' una sorta di aperitivo a base di anguria mango e rum sull'altana (se cosi' si puo' definire una terrazza gigante sul tetto della casa di un amico di jefferson) con vista sullo skyline di boston al tramonto, con le lucine dei grattacieli che colorano di pixel giallognoli il cielo man mano che si scurisce.

starei qui a raccontare migliaia di altre cose, ma credo che rimandero' al prossimo post altrimenti perdo l'aereo (non e' vero ma ho un certo languorino e andro' a mangiare qualcosa delle migliaia di schifezze che offre l'america - il mio tasso di colesterolo sta paurosamente salendo, me lo sento).

postato da lailly alle ore 17:20 | link | commenti (2)
categorie: la ila, take me on a trip
lunedì, 21 luglio 2008

ho il contenuto della mia futura valigia sparpagliato sul letto, pronto per essere riversato nel nuovo trolley acquistato per sostituire lo zainone che non potrò mai più usare.
secondo me, includendo i regalini, il parmigiano e cazzatine varie avanzerà addirittura posto, assolutamente necessario per gli acquisti che spero e temo saranno numerosi. non che sia enorme, ma il vantaggio di essere femmina e viaggiare in estate permette di portarsi una schiera di canotte e mini magliette che occupano si e no lo spazio di un gatto. (già. perchè brio che ha sempre mostrato di adorare ceste, cestini, armadi, borsoni, scatole, cassetti, mostra di apprezzare moltissimo il trolley che è pertanto già pieno di peli che mi terranno compagnia, insieme a quelli che sono già sui vestiti solitamente conservati negli armadi di cui sopra, quando sarò dall'altra parte del mondo senza di lui).
mi si prospetta una vacanza culturale in cui non so esattamente come farò a dividere le giornate tra un museo e l'altro.
incomincerò con una bella mostra: da el greco a velazquez, al museum of fine arts di boston, passando per l'isabella gardner museum, poi l'ICA (institute of contemporary art) e l'MIT museum. questo solo per quanto riguarda boston.
toronto sarà una tappa a metà tra la natura e la vita notturna, tra feste e concerti jazz e visite ai dintorni della città, niagara falls comprese.
infine new york.. new york, da dove inizio? moma, met, frick, neue galerie, guggenheim e miliardi di gallerie. ma già alla sera del mio arrivo sono stata invitata a un pic nic nel parco con film e qualche altra americanata.
intanto qui in brianza la vita procede come al solito, tra bagni al lago non fatti causa nuvole, feste paesane con tanto di lucine in piazza e balli popolari, bancarelle e fuochi d'artificio, noia sparsa e costante, anna karenina che mi accompagna nei pomeriggi sonnolenti, lunghe passeggiate con giotto in mezzo ai campi caldi di grilli e cicale, una nuova bici in arrivo per riprendere confidenza con l'europa al mio ritorno.
l'estate scivola via così, purtroppo, senza neanche rendermi conto.
mi sono persa il redentore, mi sono persa un matrimonio ssis, mi perderò un paio di super concerti... spero di recuperare.
postato da lailly alle ore 15:21 | link | commenti (7)
categorie: arte, summer days, la ila, take me on a trip, whatll you do now
lunedì, 14 luglio 2008

regolarmente venezia si presenta nei miei sogni e lascia un solco sulle palpebre quando le riapro al mattino.
quella di stanotte era una venezia inizialmente notturna: un ramo buio, in realtà un miscuglio tra una stretta calle realmente esistente vicino al palazzo dei pompieri ed un'altra totalmente inventata situata nei pressi di san zaccaria.
sono fuori da un bacareto con gente in piedi con il bicchiere di spritz o di bianco, uno zaino o una specie di valigia appresso, piuttosto di fretta perchè devo passare da un amico che abita lì nelle vicinanze. all'improvviso mi trovo da sola, in un punto della città per cui non ho alcuna coordinata spaziale. dovrei essere tra san zaccaria e riva degli schiavoni, e invece mi ritrovo a camminare in un campo che somiglia a san tomà ma non mi porta nè ai frari nè al traghetto sul canal grande.
cammino per ore. è buio e a fatica riesco a dirigermi in una zona conosciuta: l'oscurità mi fa procedere quasi alla cieca.
gli edifici si diradano, uno strano ponte senza parapetto e largo poco più di mezzo metro viene utilizzato da motorini e biciclette per attraversare un canale che mi separa da uno slargo su cui si staglia un enorme albergo con una magnifica facciata art nouveau, illuminata da decine di lampade. l'effetto è quello di un fondale felliniano unito al grand hotel di tremezzo. scende una pioggerellina fine che rende lucidi i lastroni in pietra d'istria su cui si riflettono i fanali dei motorini. si sta facendo giorno ma c'è parecchia gente in giro. chiedo a un facchino in divisa in quale punto della città mi trovo. sono sempre a venezia, ma si tratta di un'isola a sud est della laguna, vicina all'aereoporto ormai in disuso, su cui però attraccano centinaia di barche di turisti che si mettono disordinatamente in fila su passerelle in legno simili a intricati fili di una ragnatela. è estate ed a questo punto c'è un sole piuttosto caldo che getta ombre nette sulle assi delle passerelle. mi metto in fila anche io, fino a quando scopro che si tratta di una coda per visitare un'enorme chiesa cinquecentesca dalla facciata altissima e larghissima, al cui interno sono apparentemente custodite meravigliose opere d'arte. almeno questo è quanto affermano numerosi cartelli ad uso turistico disseminati nei dintorni. ma io devo tornare a venezia, che vedo in lontananza come una magnifica cartolina circondata dalle alpi innevate, quasi un anfiteatro naturale. l'aria è  cristallina e mi permette di vedere la città da un punto di vista assolutamente nuovo. non avevo mai notato che le isole della laguna assomigliano a quelle delle cicladi, come degli enormi panettoni brulli che entrano nel mare blu.
scelgo di dirigermi verso il centro: la chiesa e i suoi tesori possono aspettare.
tutta questa scenografia si smaterializza. il sogno mi lascia.
postato da lailly alle ore 23:46 | link | commenti (1)
categorie: perle, venezia, la ila, series of dreams, jeeze i cant find my knees
venerdì, 04 luglio 2008

nel mio paesello c'è un'antica piazza, racchiusa tra due esedre e alcuni edifici che avevano funzione di stalla, dove una volta si svolgeva il mercato dei bachi da seta.
questa piazza è cresciuta attorno ed insieme ad un santuario cinquecentesco costruito in seguito all'apparizione della madonna che si presentò su un albero di noce per indicare la strada a due poveri bambini persi nei boschi, figli dei pochi contadini che popolavano quei territori sotto il dominio dei marchesi crivelli.
sono molte le spose non autoctone che ambiscono la piazza e il bel santuario a pianta centrale (progettato da pellegrino tibaldi) come scenario per il loro matrimonio, e fanno sì che vengano costantemente riempiti gli interstizi tra i pietroni squadrati e i ciottoli di fiume con chicchi di riso, oltre che la chiesa con bellissimi fiori.
davanti al santuario ci sono due grandi portici aperti su tutti i lati, coperti da tegole sostenute da enormi travi di legno tra le quali i piccioni fanno il nido, e proprio sotto a uno dei due portici ho assistito stasera all'estate, quella vera, che mi toglie il fiato e mi rapisce nel bello che si ammucchia e fa gara a mostrarsi.
stavo camminando con giotto poco lontano e mi ha incuriosito un rumore, come di una tv a volume altissimo, che proveniva dall'interno della piazza. sentivo musica, e poi vociare di persone. mi sono avvicinata ad un sottoportico che fa da ingresso alla piazza, e ho riconosciuto un ronzio inconfondibile che mi ha portata indietro di parecchi anni, inizialmente, e mi ha trasportato direttamente in una scena di nuovo cinema paradiso. il ronzio era quello dato dalla bobina che scorreva veloce tra una pizza e l'altra di un proiettore, quasi come un rullare dolce di tamburi, che si amalgamava al sonoro del film sparato da un paio di casse ai lati del portico, e che dava magicamente vita alle scene proiettate su un enorme telo bianco. davanti al telo diverse file di sedie di plastica bianca, e sopra alle sedie, le silhouette di una cinquantina di spettatori, incantati nella magia  del film e della notte d'estate.
francis il mulo parlante. questo è il primo film che mi è capitato di vedere in un cinema all'aperto, precisamente all'oratorio, proprio di fianco al santuario. ricordo che era in bianco e nero. ricordo che c'era un mulo che parlava. non so esattamente quanti anni avevo, probabilmente sei o sette, ma sono cose che è difficile scordare. il rumore della bobina e i rumori del mondo che interferiscono liberamente con quelli dei dialoghi e delle musiche.
dolby surround, comode poltrone imbottite, effetti speciali, mega schermi, multisala con popcorn. in realtà la magia di un film viene amplificata dalle zanzare, le stelle in cielo, il caldo appiccicoso e le risate di qualche bimbo unite ai commenti di qualche adulto.
mi sono diretta verso il lungo viale dei cipressi che scavalca un paio di colline con una linea retta. giotto giocava con il suo guinzaglio, uno spicchio di luna sottile appena sopra l'orizzonte aveva proporzioni spropositate, dalla terra già avvolta dall'oscurità spiccavano i moncherini ultracentenari delle statue che si stagliavano sul il cielo più fosforescente di una lampada ultravioletta.
considerando che oggi pomeriggio l'ho trascorso al lago, direi che è stata proprio una bella giornata.
e domani inizio gli orali della maturità.


postato da lailly alle ore 23:19 | link | commenti
categorie: perle, stelle, le foto, summer days, la ila, series of dreams, may your wishes all come true, silence down below
giovedì, 19 giugno 2008

ho pochi ricordi, ma netti, del mio esame di maturità.
il tema su "i fiumi" di ungaretti, che erano quattro.
la seconda prova, che consisteva nel disegnare per tre giorni di fila una composizione al centro dell'aula a base di pianta, bottiglia di plastica e bottiglia di vetro, panneggio e gesso di un volto scorticato e cavarne una sorta di opera d'arte a proprio piacimento.
la terza prova, con domande di filosofia, storia dell'arte, letteratura inglese e matematica.
infine l'orale, l'8 luglio 1999, durante il quale il baratro in cui ero piombata in matematica negli ultimi due anni di scuola non ha comunque compromesso il 100/100 finale, conquistato con una tesina sulla fotografia stampata su cartoncino rosa salmone. una tesina sudata, quanto si può sudare a 19 anni un saggio di rosalind krauss infarcito di auree e benjaminiane riproducibilità più o meno tecniche di opere più o meno d'arte.
tra gli scritti e gli orali un intermezzo in cima al lago, fatto di una notte lunghissima nell'acqua nera come il petrolio e di una chitarra sulla spiaggia dai sassi ancora caldi per il sole del giorno, cornetti appena sfornati all'alba e una mattina che è iniziata solo al pomeriggio, con due amiche e tre amici di quasi sempre.

in questi giorni guardo i miei ragazzi che conosco dall'anno scorso e che saluterò tra poco.
mi sembra di sentire il bisogno di stropicciarmi le dita e accavallare le gambe, perdermi tra i vocabolari e i fogli protocollo timbrati, alzare la mano e allungare lo sguardo alla ricerca del volto amico di un prof, probabilmente dopo una notte senza sonno, riempita da mille suggestioni dei filmacci di muccino e compagnia bella, partite della nazionale date per perse, pianoforti sulle spalle. ma chi se l'è inventata sta cosa del pianoforte?

si avviano alla vita vera, forse, con quella voglia che solo uno studente alle prese con la maturità può avere.

e dopo una bella vacanza, si spera.

auguro loro che l'università diventi un serbatoio di amicizie italiane, straniere, brevi e intense, lunghe e annacquate, nozioni, soddisfazioni, libri che col tempo riempiono gli scaffali, arrabbiature e litigi, bei viaggi in mezzo, cene improvvisate con gli avanzi e i coinquilini, città scoperte e imparate a memoria, piccole esperienze lavorative, fallimenti e feste sulla spiaggia, pendolarismo acuto o dolce pigrizia nel saltare le lezioni delle dieci, feste di carnevale e biennali di ogni tipo.

tanto gli esami non finiscono mai.
e la voglia di imparare?
lunedì, 09 giugno 2008

il prossimo viaggio sarà un viaggio coi fiocchi: attraverserò di nuovo l'oceano, ma non mi spingerò così a sud. mi manterrò a latitudini più consuete, solo un po' più ad ovest.
come al solito le mie vacanze vengono decise e prenotate in due o tre giorni, e così è stato anche per le prossime.
un'amica ti butta lì di andare a trovarla a New York? perchè no. e quanto distano boston e toronto? che poi il giro potrebbe anche allungarsi, ma qui subentra il problema delle settimane. non oltre tre, per non spendere cifre enormi dell'aereo. e tutto il resto - o quasi - è a scrocco: avere più amici lontani che vicini dopotutto torna comodo in queste occasioni.
rivedrò jefferson, architetto bostoniano importato in italia e ri-esportato nel massachussetts. l'ultima volta che l'ho visto è stato almeno 4 anni fa in quel di venezia.
rivedrò roberto, canadese di strani incroci che a verona mi stregò il cuore ed ora è un artista e musicista. non lo vedo da sette estati.
rivedrò la bea che da venezia è finita nell'afa della grande mela. ci siamo salutate alla mia laurea.
rivedrò jason che dal texas è andato a vivere a new york con la moglie. allora non era ancora sposato e neppure laureato.
non vedo l'ora di ritrovare l'america..
postato da lailly alle ore 00:34 | link | commenti
categorie: la ila, series of dreams, take me on a trip, the seasons they are turnin, may your wishes all come true
mercoledì, 04 giugno 2008

il giro serale con giotto concilia il pensiero.
dopo un fine settimana così intenso e così da ridere come quello che è appena passato, e dopo una camminata in uno dei posti più suggestivi del circondario, mi sento un po' vuota. tanto per cambiare.
il weekend appena passato è stato composto dalle colline trapuntate del montefeltro, una buona dose di polifonia, accento romagnolo contraffatto, scorpioni nella vasca, consoli di san marino degni del miglior assessore alle varie ed eventuali. il concerto è stato solo un pretesto per macinare chilometri sulle strade a curve, osservando il modo in cui i papaveri trasformano l'erba in seta cangiante, e gustando il modo in cui la pasta si accompagna a funghi, salsiccia e ricotta. ma è stato anche un po' tornare in gita scolastica da protagonista. che la gita dal punto di vista del prof non è così divertente.





a proposito di gite, ieri ho fatto l'ultima gita da prof di questo anno scolastico, alla volta di san pietro al monte a civate, un gioiellino romanico appollaiato su un dosso erboso che come un terrazzo esposto a sud si affaccia sul panorama mozzafiato dei laghi della brianza. ho giocato con i numeri (uno, due, tre, quattro, nove, dodici) e ho sconfitto un enorme drago rosso che trascina con la sua coda le stelle del cielo e alcuni angeli in picchiata, mentre altri angeli guerrieri lo infilzano con lance in tutta la sua lunghezza.
 
 
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sabato, 31 maggio 2008

una cosina veloce, che sono quasi in partenza:

per chi abitasse in zona pesaro urbino farò un concerto con il mio piccolo coro (discanto vocal ensemble) domenica 1 giugno alle ore 21.00 nella chiesa parrocchiale (dovrebbe essere san michele) di macerata feltria (PU). ovviamente musica polifonica sacra, dal barocco al quasi contemporaneo, ingresso libero (credo).

sì ok non sono molto informata.
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domenica, 25 maggio 2008

primavera instabile quanto instabile sono io.
odio la pioggia continua per settimane. sembra che l'italia nord occidentale sia l'unica oasi d'autunno in mezzo alla primavera che sta per cedere il passo all'estate. quasi come se mi dicesse: vattene da qui, trova un posto al sole.
è sfumata una possibilità che mi aveva elettrizzato per un paio di settimane: insegnare storia dell'arte nel liceo artistico della sede romana della mia scuola, almeno per il prossimo anno scolastico. ci avevo creduto un bel po', mi ero quasi spaventata all'idea di trasferirmi in una città tanto meravigliosa e tanto diversa rispetto alla dimensione di paesello della mia adorata venezia.
potrebbe ripresentarsi, questa possibilità, l'anno successivo, ma per ora sto qui. dovrei gioire, la mia cattedra sarà da diciotto ore invece che dodici, proprio come una vera cattedra completa. ma poco o niente cambierà rispetto a questo anno volato lentamente, in una solitudine che mi sta trascinando in basso.
mi sono accorta di essere diventata estremamente taciturna e insofferente. non rido più insomma. non mi piace stare con la gente. non parlo in casa, non parlo fuori, non esco, non vedo nessuno. è questa la mia vita. non quella che mi sforzo di dipingere con fotografie sorridenti e post idioti sul blog.
al mattino indosso una faccia da prof chiacchierona, quasi come se mi interessasse solo discorrere di storia dell'arte, quasi come se tutte le parole che non dico durante il giorno le concentrassi mentre spiego masaccio e l'oreficeria altomedievale, mentre durante tutto il resto della giornata mi rifugio nei miei pensieri, nelle mie letture, nelle mie faccende che da poco hanno ripreso ad essere libere dalla schiavitù della ssis.
progetto vacanze irrealizzabili e ovviamente solitarie, mando sms a cui nessuno