RiparoDallaTempesta

"Come in" she said "I'll give you shelter from the storm"
lunedì, 21 luglio 2008

ho il contenuto della mia futura valigia sparpagliato sul letto, pronto per essere riversato nel nuovo trolley acquistato per sostituire lo zainone che non potrò mai più usare.
secondo me, includendo i regalini, il parmigiano e cazzatine varie avanzerà addirittura posto, assolutamente necessario per gli acquisti che spero e temo saranno numerosi. non che sia enorme, ma il vantaggio di essere femmina e viaggiare in estate permette di portarsi una schiera di canotte e mini magliette che occupano si e no lo spazio di un gatto. (già. perchè brio che ha sempre mostrato di adorare ceste, cestini, armadi, borsoni, scatole, cassetti, mostra di apprezzare moltissimo il trolley che è pertanto già pieno di peli che mi terranno compagnia, insieme a quelli che sono già sui vestiti solitamente conservati negli armadi di cui sopra, quando sarò dall'altra parte del mondo senza di lui).
mi si prospetta una vacanza culturale in cui non so esattamente come farò a dividere le giornate tra un museo e l'altro.
incomincerò con una bella mostra: da el greco a velazquez, al museum of fine arts di boston, passando per l'isabella gardner museum, poi l'ICA (institute of contemporary art) e l'MIT museum. questo solo per quanto riguarda boston.
toronto sarà una tappa a metà tra la natura e la vita notturna, tra feste e concerti jazz e visite ai dintorni della città, niagara falls comprese.
infine new york.. new york, da dove inizio? moma, met, frick, neue galerie, guggenheim e miliardi di gallerie. ma già alla sera del mio arrivo sono stata invitata a un pic nic nel parco con film e qualche altra americanata.
intanto qui in brianza la vita procede come al solito, tra bagni al lago non fatti causa nuvole, feste paesane con tanto di lucine in piazza e balli popolari, bancarelle e fuochi d'artificio, noia sparsa e costante, anna karenina che mi accompagna nei pomeriggi sonnolenti, lunghe passeggiate con giotto in mezzo ai campi caldi di grilli e cicale, una nuova bici in arrivo per riprendere confidenza con l'europa al mio ritorno.
l'estate scivola via così, purtroppo, senza neanche rendermi conto.
mi sono persa il redentore, mi sono persa un matrimonio ssis, mi perderò un paio di super concerti... spero di recuperare.
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giovedì, 10 luglio 2008

vacanze intelligenti

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categorie: venezia, arte, take me on a trip, jeeze i cant find my knees
mercoledì, 02 luglio 2008

Non scherzar con l'ascia...

Novella LXXXIV

 

Uno dipintore sanese, sentendo che la moglie ha messo in casa un suo amante, entra in casa e cerca dell'amico, il quale trovando in forma di crocifisso, volendo con un'ascia tagliarli quel lavorío, il detto si fugge, dicendo: «Non scherzare con l'ascia».

— * —

Fu già in Siena uno dipintore, che avea nome Mino, il quale avea una sua donna assai vana, ed era assai bella, la quale un Sanese buon pezzo avea vagheggiata, e anco avea aúto a fare con lei, e alcuno suo parente piú volte gliel'avea, detto, e quel nol credea. Avvenne un giorno che, essendo Mino uscito di casa, ed essendo per alcuno caso andato di fuori per vedere certo lavorío, soprastette la notte di fuori. L'amico della donna, di ciò avvisato, la sera andò a stare con la moglie del detto dipintore a suo piacere. Come il parente sentí questo, che avea messo le spie per farnelo una volta certo, subito andò di fuori dove Mino era, e tanto fece che, dicendo per certa cagione dovere andare e tornare dentro, fu mandato uno con le chiavi dello sportello: e questo parente, uscendo fuori, lasciò quello delle chiavi dello sportello che l'aspettasse, e andò a Mino, el quale era a una chiesa presso a Siena; e giunto là disse:
- Mino, io t'ho detto piú volte della vergogna che mogliera fa a te e a noi, e tu non l'hai mai voluto credere; e però, se tu ne vuogli esser certo, vienne testeso e troverra'loti in casa.
Costui subito fu mosso e intrò in Siena per isportello; e 'l parente disse:
- Vattene a casa, e cerca molto bene, però che, come ti sentirà, l'amico si nasconderà, come tu déi credere.
Mino cosí fece, e disse al parente:
- Deh, vienne meco; e se non vuogli entrare dentro, statti di fuori.
E quel cosí fece.
Era questo Mino dipintore di crocifissi piú che d'altro, e spezialmente di quelli che erano intagliati con rilevamento; e aveane sempre in casa, tra compiuti e tra mani, quando quattro e quando sei; e teneagli, com'è d'usanza de' dipintori, in su una tavola, o desco lunghissimo, in una sua bottega appoggiati al muro l'uno allato all'altro, coperti ciascuno con uno sciugatoio grande; e al presente n'avea sei, li quattro intagliati e scolpiti, e li due erano piani dipinti, e tutti erano in su uno desco alto due braccia, appoggiati l'uno allato all'altro al muro, e ciascuno era coperto con gran sciugatoi o con altro panno lino. Giugne Mino all'uscio della sua casa, e picchia. La donna e 'l giovane, che non dormiano, udendo bussare l'uscio, subito sospettano che non fosse quello che era; e la donna, senza aprire finestra o rispondere, cheta cheta va a uno piccolo finestrino, o buco che non si serrava, per vedere chi fosse; e scorto che ebbe essere il marito, torna allo amante, e dice:
- Io son morta: come faremo? il meglio ci sia è che tu ti nasconda.
E non veggendo ben dove, ed essendo costui in camicia, capitorono nella bottega dov'erano li detti crocifissi.
Disse la donna:
- Vuo' tu far bene? sali su questo desco e pònti su uno di quelli crocifissi piani con le braccia in croce, come stanno gli altri, e io ti coprirrò con quel panno lino medesimo, con che è coperto quello; vegna cercando poi quanto vuole che io non credo che in questa notte e' ti truovi, e io ti farò un fardellino de' panni tuoi e metterògli in qualche cassa, tanto che vegna il dí; poi qualche santo ci aiuterà.
Costui, come quello che non sapea dove s'era, sale sul desco e leva lo sciugatoio, e in sul crocifisso piano si concia proprio, come uno de' crocifissi scolpiti, e la donna piglia el panno lino e cuoprelo, né piú né meno, com'erano coperti gli altri, e torna a dirizzare un poco il letto che non paresse vi fusse dormito se non ella; e tolto le calze, e scarpette, e farsetto, e gonnella e l'altre cose dello amante, subito n'ebbe fatto un assettato fardellino e mettelo tra altri panni. E ciò fatto, ne va alla finestra, e dice:
- Chi è?
E que' risponde:
- Apri, io son Mino.
Dice quella:
- O che otta è questa? - e corre ad aprirli.
Aperto l'uscio, e Mino dice:
- Assai m'ha' fatto stare, come colei che se' stata molto lieta che io ci sia tornato.
Disse quella:
- Se tu se' troppo stato, è defetto del sonno, però che io dormiva e non t'udía.
Dice il marito:
- Ben la faremo bene.
E toglie uno lume e va cercando ciò che v'era insino a sotto il letto.
Dice la moglie:
- O che va' tu cercando?
Dice Mino:
- Tu ti mostri nuova; tu 'l saprai bene.
Dice quella:
- Io non so che tu ti di': sapera'tel pur tu.
Andando costui cercando tutta la casa, pervenne nella bottega, dov'erano li crocifissi. Quando il crocifisso incarnato lo sente ivi, pensi ciascuno come gli parea stare; e gli convenía stare come gli altri che erano di legno; ed egli avea il battito della morte. Aiutollo la fortuna, ché né Mino né altri mai averebbe creduto essere in quella forma colui che era nascoso. Stato che Mino fu nella bottega un poco, e non trovandolo, s'uscí fuori. Era questa bottega con una porta dinanzi, la quale si serrava a chiave di fuori, però che uno giovene che stava col detto Mino, ogni mattina l'apriva come s'aprono l'altre, e dalla parte della casa era uno uscetto là, donde il detto Mino entrava nella bottega; e quando ne uscía della bottega e andavane in casa, serrava il detto uscetto a chiave, sí che il vivo crocifisso non se ne poteva uscire, se avesse voluto.
Essendosi combattuto Mino il terzo della notte, e non trovando alcuna cosa, la donna s'andò al letto, e disse al marito:
- Va' tralunando quantunche tu vuogli; se tu ti vuogli andare al letto, sí ti va'; e se no, va' per casa come le gatte, quanto ti piace.
Dice Mino:
- Quand'io arò assai sofferto, io ti darò a divedere che io non sono gatta, sozza troia, che maladetto sia il dí che tu ci venisti.
Dice la moglie:
- Cotesto potre' dir'io: è bianco, o vermiglio quello che favella?
- Io tel farò bene assapere innanzi che sia molto.
Dice quella:
- Va' dormi, va', e farai il tuo migliore, o tu lascia dormir me.
Le cose per istracca si rimasono per quella notte; la donna s'addormentò, e ancora egli andò a dormire. Lo parente, che di fuori aspettava come la cosa dovesse riuscire, standovi insino passata la squilla, se n'andò a casa, dicendo: «Per certo, in tanto che io andai di fuori per Mino, l'amante se ne sarà andato a casa sua».
Levatosi la mattina Mino molto per tempo, e ancora ragguardando per ogni buco, nella fine, avendo assai cercato, aprí l'uscetto e venne nella bottega: e 'l suo garzone aperse la porta di fuori da via della detta bottega.
E in questo, guardando Mino questi suoi crocifissi, ebbe veduto due dita d'uno piede di colui che coperto stava.
Dice Mino fra sé stesso: «Per certo che quest'è l'amico». E guardando fra certi ferramenti, con che digrossava e intagliava quelli crocifissi, non vidde ferro esser a lui piú adatto che un'ascia che era tra essi. Presa quest'ascia, e accostatosi per salire verso il crocifisso vivo, per tagliargli la principal cosa che quivi l'avea condotto, colui, avvedutosi, schizza con un salto, dicendo:
- Non ischerzar con l'asce.
E levala fuori dell'aperta porta; Mino drietoli parecchi passi, gridava: «Al ladro, al ladro»; colui s'andò per li fatti suoi.
Alla donna, che tutto avea sentito, capitò un converso de' frati predicatori che andava con la sporta per la limosina per lo convento. Andato su per le scale, come talora fanno, disse:
- Frate Puccio, mostrate la sporta, e io vi metterò del pane.
Quegli la diede. La donna, cavato il pane, vi misse il fardellino che l'amante avea lasciato, e sopra esso gittò suso il pane del frate e quattro pani de' suoi, e disse:
- Frate Puccio, per amor d'una donna che recò qui questo fardellino dalla Stufa, dove pare che il tale ier sera andasse, io l'ho messo sotto il pane nella vostra sporta acciò che nessuno male si potesse pensare; io v'ho dato quattro pani; io vi priego (ché egli sta presso alla vostra chiesa) quando n'andate, che voi glielo diate a lui, che 'l troverrete a casa; e ditegli che la donna della Stufa gli manda i suoi panni.
Dice Fra Puccio:
- Non piú! lasciate far me.
E vassi con Dio; e giugnendo all'uscio dell'amante, mostrando chieder del pane, domandava:
- Ècci il tale?
Colui era nella camera terrena; udendosi domandare, si fece all'uscio, e dice:
- Chi è là?
Il frate va a lui, e dàgli i panni, dicendo:
- La donna della Stufa ve li manda.
E colui gli dié duo pani, e 'l frate partissi. E l'amante considera bene ogni cosa, e subito ne va al campo di Siena, e fu quasi de' primi vi fusse quella mattina, e là facea de' suoi fatti, come se mai tal caso non fusse avvenuto. Mino quando ebbe assai soffiato, essendo rimaso scornato del crocifisso, che s'era fuggito, ne va verso la moglie dicendo:
- Sozza puttana, che di' che io sono gatta, e che io ho beúto bianco e vermiglio, e nascondi i bagascioni tuoi in su' crocifissi; e' convienne che tua madre il sappia.
Dice la donna:
- Di' tu a me?
Dice Mino:
- Anche dico alla merda dell'asino.
- E tu con cotesta ti favella, - disse la donna.
Dice Mino:
- E anche non hai faccia, e non ti vergogni? che non so ch'io mi tegno che io non ti ficchi un tizzon di fuoco nel tal luogo.
Dice la donna:
- Non saresti ardito, s'io non ho fatto l'uomperché; ché alla croce di Dio! stu mi mettessi mano addosso non facesti mai cosa sí caro ti costasse.
Costui dice:
- Deh, troia fastidiosa, che facesti del bagascione uno crocifisso, che cosí gli avess'io tagliato quello che io volea com'egli s'è fuggito.
Dice la donna:
- Io non so che tu ti beli: qual crocifisso si poté mai fuggire? non sono egli chiavati con aguti spannali? e se non fusse stato chiavato, e tu te ne abbi il danno, se s'è fuggito però che egli è tua colpa, e non mia.
Mino corre addosso alla donna e cominciala a 'ngoffare:
- Dunque m'hai tu vituperato e anco m'uccelli?
Come la donna si sente dare, che era molto piú prosperevole che Mino, comincia a dare a lui; da' di qua, da' di là, eccoti Mino in terra e la donna addossoli, e abburattalo per lo modo. Dice la donna:
- Che vuoi tu dire? Pigliala comunche tu vuoi, che vai inebbriando di qua e di là, e poi ne vieni in casa e chiamimi puttana; io ti concerò peggio che la Tessa non acconciò Calandrino: che maladetto sia chi mai maritò nessuna femina ad alcuno dipintore, ché siete tutti fantastichi e lunatichi, e sempre andate inebbriando e non vi vergognate.
Mino, veggendosi mal parato, priega la donna che lui lasci levare, e ch'ella non gridi, acciò che i vicini non sentino, che, traendo al romore, non trovassino la donna a cavallo. Quando la donna udí questo, dice:
- Io vorrei volentieri che tutta la vicinanza ci fosse.
E levossi suso, e cosí si levò Mino col viso tutto pesto; e per lo migliore disse alla donna che gli perdonasse, ché le male lingue gli avevano dato a creder quello che non era, e che veramente quello crocifisso s'era fuggito per non essere stato confitto. E andando il detto Mino per Siena, era domandato da quel suo parente che l'avea indotto a questo:
- Come fu? come andò?
E Mino gli disse che tutta la casa avea cerco e che mai non avea trovato alcuno; e che, guatando tra' crocifissi, l'uno gli era caduto sul viso, e avealo concio come vedea. E cosí a tutti e' Sanesi che domandavano: «Che è quello?» dicea che uno crocifisso gli era caduto sul viso.
Ora cosí avvenne, che per lo migliore si stette in pace dicendo fra sé medesimo: «Che bestia son io? io avea sei crocifissi e sei me n'ho: io avea una moglie e una me n'ho; cosí non l'avess'io! a darmi briga, potrò arrogere al danno, come al presente m'è incontrato; e s'ella vorrà esser trista tutti gli uomini del mondo non la potrebbono far esser buona»; se non intervenisse già come intervenne a uno nella seguente novella.


Franco Sacchetti, Trecentonovelle, 1399

postato da lailly alle ore 15:24 | link | commenti (2)
categorie: arte, jeeze i cant find my knees
martedì, 15 aprile 2008

mentre si legge solo di politica, io sono alle prese con case del fascio costruite in pieno regime da architetti apparentemente servi del potere, che nella loro genialità sono riusciti a lasciare a distanza di decenni un messaggio completamente indipendente da ogni credo politico, nella purezza delle forme geometriche e spaziali, nel bianco e nella trasparenza di marmo e vetro, in un rapporto non scontato eppure sottilmente evocato con il passato romano, medievale, rinascimentale, settecentesco di una città di provincia che negli anni '30 diventa il crocevia del movimento moderno. edifici che si alzano e sviluppano al ritmo di musica, che offrono sezioni auree a volontà e superfici piane come giochi grafici di incastri rettangolari. bianco, nero, marmo, vetro, ombre, luci.
doveva essere, come il fascismo, una "casa di vetro in cui tutti possono guardare". peccato che tutti potessero guardare ma non toccare, entrare. invece è un monumento che in sè assomma il rigore del castrum romano, l'impianto del broletto medievale, ed è il contraltare di un magnifico duomo iniziato dai magistri cumacini, antichi scalpellini emigrati in tutta italia a portare le loro conoscenze, e voltato da una cupola di juvarra con un'imponente presenza scenica soprattutto nella piazza sul retro, che corre lungo le absidi e porta direttamente all'altro lato, alla casa del fascio.
i numeri, le percentuali, le accuse, le ammissioni di sconfitta e le proclamazioni di vittoria, la scoperta di un razzismo leghista molto più radicato dalle mie parti di quanto potessi immaginare, non riescono tuttavia a distrarmi dalla mia tesuccia di abilitazione con poche pretese, che però sembra cadere a pennello e dopotutto mi conforta.
come se la politica fosse il sale della vita.
sarò di parte, ma per me c'è altro.
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categorie: arte, la ila, by the beautiful lake
domenica, 30 marzo 2008

A proposito della Vergine delle rocce di Leonardo:

" in quest'opera viene data molta importanza anche alla PROSPETTIVA DE' PERTINENTI  (??) cioè Leonardo i personaggi importanti li colorava e li definiva bene, invece le cose meno importanti erano poco definite, infatti nei suoi dipinti c'è la caratteristica di una nebbiolina. di questo dipinto viene fatta anche un'altra opera similissima".

" a mio parere la seconda versione è meno bella poichè è più scura ed è quasi inquietante e i bambini sembrano morti".


A proposito della Pala di Brera di Piero della Francesca:

"Alle spalle della Madonna troviamo numerosi santi tra i quali possiamo riconoscere S. Giovanni Battista con il bastone e i vestiti di cammello, S. Pietro con la pietra sul petto (era San Girolamo) S. Francesco con L'ESTIGMATE (sì, avete letto bene. elle apostrofo estigmate), S. Girolamo con il taglio in testa (era S. Pietro martire)
postato da lailly alle ore 22:40 | link | commenti (2)
categorie: arte, prof, la ila, jeeze i cant find my knees
mercoledì, 26 marzo 2008

"L'immagine riproduce l'Hera di Samo; era una kore, che ora è acefala e dà un senso di staticità. A differenza dei kouroi, le korai erano sempre vestite (questo per delineare la perfezione dell'uomo e non della donna)."

"Il gotico in Italia è molto più smorto"
postato da lailly alle ore 22:37 | link | commenti (1)
categorie: arte, prof, la ila, jeeze i cant find my knees
sabato, 22 marzo 2008

intorno al crocifisso

in questi giorni riflettevo sul fatto che nella storia dell'arte l'immagine della crocifissione è molto più diffusa rispetto a quella della resurrezione.
penso a tutti i crocifissi dipinti che sono arrivati fino a noi dal medioevo. christus patiens, christus triumphans, crocifissioni, deposizioni dalla croce, compianto sul corpo di cristo morto. quasi come se l'aspetto più crudele della vicenda di Cristo fosse più importante dell'aspetto trionfante.



il potere dell'immagine cruda, terribile, legata a un evento tanto umano quanto tragico come la morte, è mille volte più forte dell'immagine quasi ultraterrena della resurrezione.



forse è tale l'attrazione morbosa dell'uomo verso la rappresentazione del male. o forse è questa la forza di un Dio che non si vergogna di morire e di mostrare la sua morte, nella sua insensatezza.



penso alle infinite rappresentazioni di madonne con bambino, in cui il figlio porta, pur così piccolo e paffuto, i segni della sua adultità e del suo tragico destino: un grappolo d'uva come rimando al vino che diventerà sangue nell'ultima cena, lo stesso sangue che sarà versato sulla croce; un corno di corallo rosso, un pettirosso in mano, un melograno aperto con il suo succo aspro e rossastro.



maria ha spesso uno sguardo triste, che fugge lontano, conscia del destino del suo unico figlio che è quello di essere deriso, incoronato di spine, flagellato e infine ucciso.
il corpo del bambino è spesso appoggiato ad un parapetto di marmo che rimanda subito al marmo del sepolcro in cui verrà rinchiuso per tre giorni come giona fu rinchiuso nel ventre del pesce. a volte poggia il capo su un cuscino di velluto nero.
spesso ha gli occhi chiusi in un sonno che è un sonno di morte, completamente abbandonato sul grembo della mamma.


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categorie: arte, sonno, silence down below
domenica, 16 marzo 2008

la regina teodolinda ringrazia il plebeo ermanus per la consulenza.
chioccia e pulcini si inchinano. niente archi di trionfo, però.

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categorie: arte, caro compaqqino, la ila
sabato, 23 febbraio 2008

ho avuto in dono la serie completa dei maestri del colore fabbri. ben duecento fascicoli editi a fine anni '60 con le riproduzioni a colori di alcuni dei capolavori di ciascun maestro, dal  medioevo al primo novecento. certo, le riproduzioni sono un po' datate e l'apparato critico non ha niente a che vedere con quello dei classici dell'arte rizzoli o con gli art dossier giunti, ma ho la mania di collezionare libri e tant'è.
ho dovuto liberare un ripiano intero di un mensolone che corre sopra al mio letto e che spero non crolli al peso di tutti questi fascicoli, decisamente non indifferente. se domani non mi alzo dal letto perchè sepolta dall'arte, sapete la ragione.
sarebbe un peccato, dato che ho perso più di due ore a spolverarli e a sistemarli in ordine alfabetico. tralaltro questa cosa mi ha dato la possibilità di fare una statistica sui nomi dei pittori: abbondano quelli che iniziano per "c" e per "m", mentre non c'è nessuno che inizi con la "n". mi sono accorta di non conoscere assolutamente due nomi.. gravissimo! nella fattispecie tale quinten metsijs e tale adam elsheimer. ora non so se vergognarmi di ciò o se imputare questa mia mancanza all'alternanza di fortuna di alcuni nomi nel tempo, per cui forse questi due signori al momento della pubblicazione godevano di maggiore considerazione. è anche vero che non me ne intendo molto di pittori stranieri che non siano i soliti dell'otto e del novecento.
per il secondo c'è una voce su wikipedia e da quanto ho capito ha vissuto all'incirca al tempo di caravaggio, passando per venezia e trasferendosi a roma dove si convertì al cattolicesimo (ma chi gliel'ha fatto fare in epoca di controriforma e inquisizione??) dedicandosi in particolar modo al paesaggio che nella sua vastità inghiottisce le tracce della presenza umana e sicuramente la fa da padrone all'interno della composizione, cosa tipicamente nordica in quel periodo.
bello questo notturno con riposo durante la fuga in egitto.



il primo invece sembrerebbe essere molto più sconosciuto, almeno da una breve ricerca su internet (compare però in una voce olandese di wikipedia), ma dando un'occhiata alle opere riprodotte nel fascicolo si riconosce una chiarissima impronta fiamminga alla van eyck, sia nei ritratti, sia nelle opere a carattere religioso.
simpatica questa con gli usurai, tralaltro dovrebbe essere ancora a roma per chi la volesse andare a vedere. una caricatura piuttosto spietata per una scenetta di genere di tutto rispetto.

postato da lailly alle ore 23:09 | link | commenti (2)
categorie: arte, la ila
domenica, 13 gennaio 2008

cecilia

cecilia hippie 12-1-08
mi piacerebbe assomigliarle, un po' più hippie di quanto già non sia.
postato da lailly alle ore 00:30 | link | commenti (1)
categorie: arte, le foto, la ila, may your wishes all come true
mercoledì, 31 ottobre 2007

Mi si chiede di scrivere, e scriverò.
Scriverò di due artisti francesi, Anne e Patrick Poirier, che mi hanno incantato l'altro pomeriggio in una buia aula universitaria con il loro semplice racconto di una vita trascorsa insieme, in un grand tour / pellegrinaggio tra rovine e parchi archeologici dal levante all'occidente, da villa adriana alla cambogia, cercando di preservare con sottile carta giapponese e petali di fiori l'antica fragilità del passato.
Suggestionati dall'apparente grandiosità dei monumenti antichi, resi deboli, piccoli e frammentari dallo scorrere del tempo e dall'accumularsi dei detriti che una nevicata durata per secoli ha coperto, nascosto, inglobato, si sono dati da fare insieme, per riportare alla luce non solo il frammento materiale, ma l'anima che a lungo è stata sepolta con esso.
postato da lailly alle ore 10:08 | link | commenti (2)
categorie: arte
mercoledì, 14 marzo 2007

mi sto immergendo in un sereno clima di spiritualità francescana, a poco più di due settimane dalla fatidica gita o come si dovrebbe chiamare in maniera più nobile "viaggio di istruzione". spero non si trasformi in un viaggio di distruzione (nè mio, nè degli studenti). gradirei fare le vacanze pasquali senza traumi.
esame di pedagogia questo pomeriggio. un tema scritto a partire da una traccia che chiedeva praticamente tutto il contenuto dei due libri da studiare (che è già tanto se sono riuscita a leggere almeno una volta).
e ora devo decidermi a mettere i voti sulle verifiche da riconsegnare domani in prima. l'alternativa è preparare una lezione e sentirsi dire per tutta l'ora "prof ma quanto ci mette a restituirci le verifiche corrette??". come se prendere un cinque e mezzo adesso o tra due giorni ti cambiasse la vita.
il problema è che non ho voglia di mettermi a pensare una lezione su di un argomento nuovo, quindi mi limiterò a fare la cosa più odiosa (insieme ai consigli di classe): valutare le prestazioni scolastiche con una scala numerica che dovrebbe andare dall'1 al 10. in realtà la parte divertente l'ho già fatta: leggere, penna rossa in mano, tutte le fregnacce che hanno scritto come risposta i miei adorati alunni, e ridere a crepapelle (ma anche strapparsi i capelli) ogni due o tre righe, cercando di capire cosa passasse nel cervello di chi ha scritto cose veramente esilaranti.
devo dire che quando si tratta di interpretare le raffigurazioni presenti sui vasi greci già visti e spiegati in classe, si giunge ad esiti davvero sorprendenti.
un paio di esempi non guastano, se non vi dispiace essere intrattenuti.



Achille e Aiace stanno giocando ai dadi, con lance e scudi e le schiene curve sul tavolo, quasi a seguire i profili dell'anfora, decorata con la tecnica a figure nere su fondo rosso, da Exekias, ceramografo greco, intorno al 540 a.C.

Domanda della prof: Cosa rappresenta questa immagine?

Risposta di R.M. (variante n. 1): "L'immagine rappresenta Achille ed un suo amico intenti a muovere le pedine di un gioco da tavolo" [perchè no, facciamoci una bella partitella a risiko]
Risposta di B.B. (variante n. 2): "L'immagine rappresenta due omini intenti a giocare ad un gioco da tavolo" [poi prendiamo anche l'omino della michelin, l'omino del mulino bianco, e facciamo un bel torneo di monopoli]
Risposta di B.L. (variante n. 3): "L'immagine rappresenta Achille e Diomede [?] che giocano a scacchi."
Risposta di C.B. (variante n. 4): "L'immagine rappresenta due soldati (Achille e Diomede) [?] che giocano a scacchi". [qui qualcuno ha suggerito male a qualcunaltro]
Risposta di S.B. (variante n. 5): "L'immagine rappresenta Achille e Aiace sulla spiaggia che giocano a dadi" [versione estiva della scena]



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categorie: arte, prof, jeeze i cant find my knees
martedì, 06 marzo 2007

super giotto mi fa impazzire. scodinzola talmente forte che muove insieme alla coda anche tutto il sederino!
ogni tanto però penso alla mia gatta vecia. chissà se si è ambientata bene nel posto dove si trova ora. chissà se ogni tanto mi manda una leccatina con quella sua linguetta ruvida e il nasino umido.
a volte penso che voler prendersi cura di un altro gattino sia come tradire la sua amicizia, ma proprio non ce la faccio all'idea di restare senza un esponente del mondo felino. giotto è un cane, cosa ben diversa, per quanto straordinaria. non vedo l'ora che qualche mamma gatta sforni una bella cucciolata di zampine incerte e occhietti ancora chiusi, batuffoli di pelo da cui escono sottili e attutiti miagolii.

per il resto, continuo nella mia folle corsa quotidiana dalla scuola all'università, progettando gite e vacanze, studiando libri su libri, mangiando rabbia al cospetto di qualche ottuso professore.
sabato ho riordinato insieme a emil il mio giardino grasso, togliendo la piccola serra artigianale che a stento ricopriva mr. paletta e i suoi compari, più che mai rigogliosi dopo un inverno mite e generoso. c'è una nuova coinquilina che deve ancora trovare una sistemazione. per ora resta nel suo bel vasetto verde qui vicino a me, sulla scrivania.

domenica è iniziata la vera primavera. è iniziata in un bosco, su una mulattiera in salita che conduce ad un gioiellino della devozione romanica. è iniziata con scarpe scivolose, felpe leggere, crostatine al cioccolato e bastoni artigianali.

ora sento la pioggia fuori dalla finestra. rumore antico, poco frequentato negli ultimi mesi. non è autunno, è solo un'illusione. tra poco il letargo finisce.
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categorie: arte, piante grasse, cats in the well, the seasons they are turnin, if dogs run free
mercoledì, 14 febbraio 2007

è stato un weekend di frittella coperta di zucchero, in una fiera di paese in riva al lago quando il cielo si fa scuro, gocce imperiali al profumo di anice e miele di sulla per curare la pelle, gesto-colore alla bovisa in uno spazio surreale, tra un film western, alcuni ambienti dimessi dell'Arsenale di Venezia, una fabbrica uscita da chi ha incastrato roger rabbit.
voglio la mia metà.
e voglio l'estate.
qui, adesso.

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categorie: arte, le foto, summer days, la ila, by the beautiful lake, may your wishes all come true
martedì, 16 gennaio 2007

menomale che ci pensano i miei studenti a farmi ridere...
un ragazzo di quarta dopo aver consegnato la verifica mi chiede: prof è un errore grave aver scritto POLIMERO al posto di POLITTICO??
AAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH
ma dico io??? per chi mi hai preso??? per la prof di chimica???????
un'altra mi ha scritto che nella cupola di Santa Maria del Fiore Brunelleschi dispone i mattoni "A SCAGLIE DI PESCE". cioè. può essere che quando eri piccola eri innamorata di Sampei, ma forse pure lui ti avrebbe detto che quella tecnica costruttiva si definisce "A SPINA DI PESCE" e con le scaglie non c'entra un bel niente!!
non parliamo di "HA" con H messe a sproposito, o di una "deposizione dalla CROCIE" di Benedetto Antelami, o ancora della descrizione di una scena di "prothesis" (=adorazione del defunto) su di un'anfora funeraria, dove, a detta di una personale interpretazione, gli omini stilizzati intorno al corpo del defunto sono disegnati con le mani sul capo, "perchè sono IMPAZZITI". disperarsi va bene, ma addirittura una scena di follia generale mi sembra un tantino eccessiva...
mi ributto a capofitto a correggere. spero di trovare altre chicche
postato da lailly alle ore 10:39 | link | commenti (2)
categorie: arte, prof, jeeze i cant find my knees
lunedì, 06 novembre 2006

questa sera sono stata a trovare peppo, il mio prof di disegno del liceo, con il quale sono ancora in contatto.

credo che tutti abbiano avuto almeno un professore, durante gli anni della scuola, dal quale sono rimasti affascinati. forse non tutti hanno avuto un professore che ogni tanto li invita a casa una domenica sera, o un pomeriggio qualsiasi, come vecchi amici, per fare quattro chiacchiere e tenersi aggiornati sulle rispettive vite.

è un omino piuttosto piccolo, sempre vestito di nero, tanto che qualcuno lo scambia per un becchino. indossa sempre un cappello a falde nero e anfibi troppo grandi per la sua corporatura gracile, oltre ad un toscanello quasi nero che fuma di tanto in tanto. rimasto uguale negli anni, non l'ho mai sentito alzare la voce, non ha mai dovuto alzare la voce.
la sua saggezza è tanto grande quanto è grande la sua umiltà.
ha delle belle dita nodose, con le quali teneva il pennello in un modo tutto particolare. sono anni che non lo vedo più con un pennello in mano, essendo anni che ho finito il liceo, ma ricordo ancora alla perfezione come si comportava, mentre girava tra i nostri cavalletti nelle adorate ore di disegno dal vero, proponendo consigli e spunti per le nostre piccole grandi opere d'arte. non lo afferrava con forza: lo accarezzava gentilmente, allo stesso tempo con sicurezza, e tracciava linee esperte e tremolanti, che racchiudevano in un contrasto tra il bianco del foglio e il nero della china una quantità di sfumature sorprendenti.
non ha mai messo paletti ai suoi studenti, anzi li ha sapientemente diradati, aprendo strade che intuiva in ciascuno di loro, facendo loro assaggiare a piccoli bocconi la complessità dell'arte, la complessità della vita.

peppo mi ha fatto amare la china nera, la durezza del segno di una xilografia, il miracolo della stampa fotografica in bianco e nero. mi ha insegnato a guardare dentro alle cose. anche alle più piccole. a collegare l'arte disegnata con quella pensata, la letteratura con la filosofia. mi ha sussurrato con modestia e generosità quanto sia importante esprimere il proprio io, non importa come, e nemmeno perchè.
postato da lailly alle ore 00:50 | link | commenti (3)
categorie: perle, arte, prof, seems like only yesterday, the seasons they are turnin
sabato, 21 ottobre 2006

vernici

ieri sera inaugurazione della mostra in galleria.
signore ingioiellate della milano bene corredate di mariti incravattati, rossetti e borsette griffate, rughe spianate e ciprie pesanti, sorrisi di convenienza, deliziosi pasticcini freschi che dai prendine ancora uno ma no che poi la linea!
tutto sommato è stato divertente, anche se sono arrivata a casa a mezzanotte passata.
l'hanno chiamata inaugurazione. non vernissage. tantomeno vernice. che la vernice mi fa venire in mente quella delle mie prime scarpette di vernice nera, un bel paio di ballerine con il laccino, prese per il matrimonio sciccoso di un mio cugino - il primo matrimonio a cui sono mai stata invitata - quando avevo poco più di otto anni e un vestitino bianco come quello della sposa.
postato da lailly alle ore 18:46 | link | commenti (4)
categorie: arte